La notifica di commissariamento, firmata dal ministero dell’Economia, è arrivata nel bel mezzo del Consiglio di amministrazione di Popolare Etruria, riunitosi per approvare i risultati 2014. Tuttavia è difficile definire questo blitz come un fulmine a ciel sereno: Bankitalia da tempo teneva sotto controllo i 1.800 dipendenti e i 186 sportelli di Popolare Etruria, e più volte la Vigilanza aveva fatto pressione sui vertici della banca. Ora, si è passati ai fatti: la gestione di Popolare Etruria passa nelle mani di due commissari, ossia Riccardo Sora e Antonio Pironti, mentre il Consiglio di amministrazione viene azzerato.

"GRAVI PERDITE DI PATRIMONI". Stando alla nota diffusa, la ragione che ha spinto all’amministrazione straordinaria sarebbe da rintracciarsi nelle “gravi perdite del patrimonio” generate da “consistenti rettifiche sul portafoglio crediti”. Queste ultime, tra l’altro, si sarebbero impennate negli ultimi mesi. Stando ai dati R&S Mediobanca nel 2013 i crediti dubbi era già pari al 22,9% del totale crediti alla clientela: il doppio di quasi tutte le altre grandi Popolari. Ora il compito dei due commissari è "condurre l’attività aziendale secondo criteri di sana e prudente gestione e individuare le iniziative necessarie per il superamento della crisi aziendale", come riportato nella nota. Il commissariamento ha poi sollevato diverse reazioni politiche visto che il vicepresidente di Popolare Etruria era il padre del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi. La quale su Twitter ha cinguettato: «Il Governo su proposta di Banca d’Italia ha commissariato Banca Etruria. Smetteranno di dire che ci sono privilegi? Dura lex, sed lex».