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Cresce sempre di più la presenza cinese a Piazza Affari. Dopo le operazioni dello scorso marzo – quando la Banca centrale cinese aveva messo le mani sul 2% di Eni ed Enel – la People’s Bank of China (Pboc) è tornata a investire a Piazza Affari, salendo al 2% sia nel capitale di Prysmian che in Telecom Italia (dove, al momento, è il terzo socio, alle spalle di Telco e Findim). Considerando anche il precedente investimento in Fiat – anche qui una quota del 2% – nell’arco di pochi giorni la Banca centrale cinese ha speso qualcosa come 500 milioni di euro. Un segno più che tangibile dell’interesse della Cina per le società italiane, un segnale che, si sottolinea in un articolo di Milano Finanza , si aggiunge a quello di inizio agosto, quando il gruppo China State Grid ha rilevato il 35% del capitale di Cdp Reti, a quello dello scorso maggio scorso quando Shanghai Electric ha rilevato il 40% di Ansaldo Energia e, come accennato, all’acquisto di marzo di quote in Eni ed Enel. Investimenti che fanno crescere il valore del portafoglio italiano di Pechino a 5,2 miliardi di euro. Tenendo conto, invece, delle sole società quotate, le partecipazioni cinesi valgono 4,9 miliardi, che corrispondono all’1% della capitalizzazione complessiva di Piazza Affari.