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Scambio di e-mail infuocato tra Alitalia e Etihad: nel ribadire la dead line del 31 luglio, il ceo James Hogan avrebbe fatto presente all’ad della compagnia italiana Gabriele Del Torchio le proprie preoccupazioni. Che non sono poche.

Stando a quanto è emerso, a turbare l’emirato sarebbero infatti la situazione sindacale, la posizione di Poste e la scarsa chiarezza sulla Mid-Company. Hogan vorrebbe inoltre chiesto risposte sulla «conferma di via libera preliminare della Ue relativamente agli aiuti di Stato o altrimenti che la Nuova Alitalia sarà garantita contro ogni reclamo».

Inoltre si temerebbe che, con il prolungarsi delle trattative, possano sorgere problemi legati alla situazionepatrimoniale di Alitalia. Quanto alla posizione italiana, Poste ha comunicato di essere pronta a investire 65 milioni di euro sulla Mid-Company, mentre Del Torchio e il ministro delle infrastutture Maurizio Lupi smentiscono l’esistenza di un ultimamutum di Etihad.

Tuttavia la pressione è palpabile: Giovanni Castellucci, ad di Atlantia, società controllata dai Benetton che possiede il 7,44% di Alitalia, ha dichiarato che «i problemi sono ancora a vario livello, e devono essere risolti ad horas. Si stia giocando con il tempo e con il fuoco. Che il tempo sia ormai scaduto è noto a tutti da tempo: è indispensabile, in questa ultima settimana, che ci sia una accelerazione che non è più evitabile».