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«L'accordo è chiuso: con le banche abbiamo fatto un gran buon lavoro e ora sono tutte allineate». L’a.d. di Alitalia Gabriele Del Torchio annuncia così un altro tassello nel passaggio della compagnia di bandiera a Etihad.

Dopo un incontro a Roma con il Ceo dell’aviolinea araba James Hogan, si è detto fiducioso sul fatto che il «buon senso» prevarrà da parte di tutti. Si attende, intanto, il pronunciamento di Poste su un nuovo esborso in Alitalia: il tempo stringe in vista dell’assemblea del 25 luglio. Anche l’a.d. del gruppo Francesco Caio ha incontrato Hogan per un vertice di circa venti minuti, ma non è stata sciolta la questione della sottoscrizione di un «equity committment».

Cioè l’impegno a ripianare in caso di oneri futuri per Alitalia-Etihad ma derivanti da contenziosi passati o di perdite nei conti 2014 superiori al budget previsto (rosso che resterà nei conti della vecchia società secondo l’accordo con Etihad). Si tratta di almeno 200-300 milioni: le banche, Intesa Sanpaolo e UniCredit, sono pronte a fare la loro parte, così come probabilmente Roberto Colaninno e Atlantia.

Non frena dunque la trattativa lo stop al dialogo con i sindacati confederali arrivato nella notte tra martedì e mercoledì su contratto collettivo nazionale e riduzione del costo del lavoro. Le associazioni di categoria Anpac, Anpav, Avia, parlano di una «situazione di stallo su tutti i tavoli», ma il ministro Lupi assicura che si andrà avanti «anche senza la Cgil»: «Le sigle che hanno firmato l'accordo rappresentano la maggioranza dei lavoratori», la sottolineatura a Radio Anch’io , «o si sceglie il baratro o lo sviluppo. Ci sono gli ammortizzatori sociali, a questo punto c'è l'accordo quadro aziendale. Non si possono mettere i paletti per farlo fallire».