Un nuovo scandalo si abbatte sulle banche italiane. Stavolta, nel mirino della Guardia di Finanza, finiscono i vertici di Bnl, Unicredit, Mps e di Banca popolare di Bari (Bpb), accusati di concorso in usura bancaria. Sessantadue gli indagati ai quali la Procura di Trani ha notificato la chiusure delle indagini, avviate sulla base degli esposti di alcuni imprenditori baresi.
Stando alla ricostruzione del pm Michele Ruggero, il raggiro delle banche sarebbe avvenuto nel seguente modo: sebbene la legge preveda che il calcolo degli oneri dei finanziamenti sia effettuato in rapporto al credito erogato o utilizzato dal cliente, questo veniva invece computato in rapporto al credito accordato. In questo modo, le banche riuscivano a falsare i tassi effettivi globali, che risultavano immancabilmente inferiori a quelli praticati, e di conseguenza gli interessi applicati sulle anticipazioni su conto corrente apparivano, sulla carta, sempre entro i limiti dei tassi di soglia, ma in realtà erano puntualmente superiori. Sempre stando alle ricostruzioni, la frode avrebbe prodotto un bottino di 53 mila euro. Tra i 62 indagati, spiccano i nomi del presidente della Rai Anna Maria Tarantola, in qualità di ex capo della Vigilanza di Bankitalia, e il ministro dell’Economia del governo Letta, Fabrizio Saccomanni, ex dg di Bankitalia. E ancora: il presidente del Cda di Bnl Luigi Abete e l’a.d. Fabio Gallia; per Unicredit l’ex a.d. Alessandro Profumo, ora presidente del Cda di Mps, e l’attuale amministratoe delegato Federico Ghizzoni; per Mps l’ex presidente Giuseppe Mussari e il suo vice Francesco Gaetano Caltagirone.