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“Non lo facciamo perché è italiano, ma perché è una persona di grande qualità. In più è italiano”. Con queste parole il presidente francese Nicolas Sarkozy appoggia ufficialmente la candidatura di Mario Draghi alla presidenza della Banca centrale europea (Bce). L’annuncio arriva al termine dell’atteso vertice tra Italia e Francia che ha visto tra i protagonisti Sarkozy e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ma anche i ministri Franco Frattini (Esteri), Roberto Maroni (Interno) e Giulio Tremonti (Economia) e i rispettivi ‘colleghi’ francesi. Sul tavolo dei colloqui la crisi libica (anche alla luce della decisione dell'Italia di compiere raid mirati), l'immigrazione e le proposte di modifica del trattato di Schengen, ma anche un nutrito dossier economico anche alla luce dell'Opa lanciata da Lactalis su Parmalat. Nel corso del suo intervento Sarkozy si è detto “molto felice” di sostenere la candidatura di Draghi, “un ottimo segnale per tutti gli italiani che pensano di mettere in dubbio il ruolo italiano nell'Ue”.

Opa di Lactalis su Parmalat
Il vertice tra Italia-Francia arriva proprio nel giorno in cui i francesi di Lactalis lanciano l’assalto all’azienda di Collecchio. Una coincidenza “singolare” per Berlusconi che, però, esclude “nella maniera più sicura che ci potesse essere da parte del governo francese la consapevolezza di questa sovrapposizione”. Il presidente del Consiglio, inoltre, giudica “non ostile” la mossa del colosso francese. “Ci sembra -ha detto il premier italiano - che sia una strada da seguire quella di dare vita a dei grandi gruppi internazionali franco-italiani e italo-francesi e noi ci auguriamo che gli imprenditori italiani possano avanzare delle proposte affinché si possa magari non portare a termine l'Opa, ma stabilire un accordo con una partecipazione italiana insieme a Lactalis”. Sarkozy ha poi sottolineato la natura privata di Parmalat e Lactalis. “Berlusconi e io crediamo in un'economia di mercato – spiega il presidente Francese – La Francia e l'Italia sono paesi fondatori dell'Unione Europea e crediamo in gruppi europei”.

Non si esclude il ritorno al nucleare
Sul fronte energetico Berlusconi ha poi parlato della decisione di sospendere il programma sul ritorno dell’energia nucleare in Italia. Una scelta dettata dall’incombenza del referendum di giugno. “Se fossimo andati oggi a quel referendum, il nucleare non sarebbe stato possibile per anni”. Si è così deciso di aspettare “uno o due anni perché” i cittadini “si tranquillizzino” e “che ci sia un'opinione pubblica più consapevole della necessità di tornare al nucleare”. Il presidente del Consiglio ha infatti ribadito che “l’'energia nucleare è sempre la più sicura e siamo assolutamente convinti che sia il futuro per tutto il mondo”. E nel momento in cui si dovesse riprendere in considerazione l’idea di investire sull’atomo, “ la Francia sarà per l'Italia un Paese accogliente e amichevole” ha concluso Sarkozy.