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Aspettiamoci misure non convenzionali

Aspettiamoci misure non convenzionali Torna a segnali prossima crisi economica globale
Mercoledì, 13 Febbraio 2019

Previsioni e proposte dell’economista Elliot Hentov

Elliot Hentov

 

«Le tempistiche della prossima recessione sono incerte, ma la politica avrà pochi strumenti a disposizione per fronteggiarla». È uno scenario a tinte fosche quello dipinto da Elliot Hentov, economista e responsabile Policy & Research di State Street Global Advisors, tra i più grandi asset manager al mondo, controllato dalla banca americana State Street. 

Cosa ha rappresentato il 2008 per l’economia globale?
Dieci anni fa, Lehman non è stata l’unica a crollare. È andato in crisi anche il “consensus di Washington” su come gestire le economie di mercato. Se da un lato abbiamo assistito a un contraccolpo politico, dall’altro gli effetti si manifesteranno davvero solo nella prossima crisi. 

Dove sbaglia la politica?
I policymaker, alla ricerca di modi per rilanciare l’economia e in un’atmosfera politica di malcontento generalizzato, ricorreranno sempre più spesso a misure e interventi non ortodossi. Innanzitutto, la principale misura per combattere la recessione non sarà più sufficiente: gli addetti ai lavori della Fed ritengono che una crisi economica standard abbia bisogno di 500 punti base di stimolo e i mercati stanno prezzando una crescita del tasso dei Fed Fund al di sotto del 3% nel 2019. Potremmo ipotizzare una rapida ripresa del quantitative easing , ma non basterebbe.

Anche la politica fiscale appare debole...
Negli Usa la riforma fiscale porterà a un deficit che sarà più del doppio rispetto al livello medio raggiunto prima della recessione. Inoltre, lo stock di debito pubblico supera già il 100% del pil, lasciando dubbi sulla capacità fiscale di creare un grande stimolo anticiclico. La Cina è stata il principale driver dello stimolo a livello globale nel 2009 e ha poi rapidamente peggiorato i parametri del debito. E anche tutte le altre economie del G7, a eccezione della Germania, entrerebbero in un periodo di recessione con uno stock di debito più elevato e si troverebbero in difficoltà. 

Quale potrebbe essere la risposta dei governi?
La debole ripresa post 2008 ha fatto emergere leader populisti disposti a utilizzare misure non convenzionali. La prossima recessione porterà a un largo consenso verso politiche sperimentali o retrograde. Le banche centrali, ad esempio, potrebbero acquistare il debito pubblico per finanziare i governi o acquistare attività collegate alla spesa pubblica, come ad esempio i bond per le infrastrutture pubbliche. 

Ci sono altre armi per fronteggiare la crisi?
I governi potrebbero ricorrere alla repressione finanziaria, obbligando chi detiene asset regolamentati ad acquistare determinati bond, abbassando i rendimenti. Ciò potrebbe anche portare a restrizioni sui flussi di capitale, per promuovere maggiori investimenti domestici. Potrebbero pensare pure a un maggiore coinvolgimento dello Stato nell’economia reale, concedendo prestiti attraverso gli istituti di credito statali per lo sviluppo. La nazionalizzazione di settori o lo smantellamento di società che detengono posizioni dominanti potrebbero rappresentare soluzioni allettanti e, qualora ci fossero rischi di inflazione, i governi potrebbero essere favorevoli a controlli sempre più diretti sui prezzi dei beni o dei servizi rilevanti per l’economia.

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