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Il vero nemico è l’ignoranza

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Mercoledì, 09 Gennaio 2019

Intervista ad Alberto Cavalli, direttore della Fondazione Cologni dei mestieri d’arte

Alberto-Cavalli-Fondazione Cologni

© Susanna Pozzoli

 

Occhi allenati a notare il più piccolo dettaglio e mani capaci di lavorarlo. Dietro buona parte dell’artigianato italiano, non c’è solo una incredibile abilità tecnica ma anche estro e creatività. Arte, in poche parole. Per questo mondo che contribuisce in modo determinante al Pil italiano, la Quarta rivoluzione industriale è più un’opportunità o una minaccia? Business People lo ha chiesto ad Alberto Cavalli, direttore della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, nata nel 1995 per formare nuovi Maestri d’Arte e salvare l’artigianato d’eccellenza dal rischio scomparsa.

Questa rivoluzione tecnologica è pericolosa per un Paese come l’Italia il cui export è trainato da prodotti in cui la componente umana è fondamentale?
Questa è una lettura manichea e anche piuttosto falsa. Negare la centralità dell’AI e dello sviluppo di una produzione orientata alla progressiva digitalizzazione, sarebbe inutile e controproducente. Al contempo, però, non dobbiamo dimenticare che ci sarà sempre qualcosa che l’uomo saprà fare meglio di qualunque macchina. Nel momento in cui si parla di una produzione di massa, è chiaro che economie come quella italiana o di altri Paesi europei, sono abbastanza messe in crisi da Paesi emergenti con un minor costo del lavoro. Ma quando si parla della produzione di oggetti che siano signi­ficativi, che non siano solo simulacri ma che siano rappresentativi di una originalità, di una autenticità, di una ricerca, di una cultura, di una bellezza, ecco che i mestieri d’arte diventano di nuovo protagonisti.

Ma la standardizzazione della produzione, che l’Industria 4.0 aiuta, non è antitetica rispetto all’unicità del prodotto fatto a mano?
Il nemico dei mestieri d’arte non è la tecnologia ma l’ignoranza. È l’incapacità di discernere il valore di un prodotto che noi in italiano chiamiamo “bene” e già nella parola stessa c’è un mondo valoriale nel quale ci riconosciamo. La tecnologia è da sempre alleata degli artigiani, che sono grandi sperimentatori. Se ci sono lavori estremamente ripetitivi che un avanzamento tecnologico permette di sempli­ficare, credo sia importante che gli artigiani imparino a integrare queste possibilità, proprio per avere più tempo da dedicare alla ricerca e a quelle operazioni che solo la mano dell’uomo è in grado di compiere. 

In che modo le nuove tecnologie possono diventare un alleato dell’artigiano?
Bisogna distinguere tra la tecnologia usata nell’ambito della comunicazione, che sta aiutando moltissimo gli artigiani a farsi conoscere, da quella in ambito produttivo. È chiaro che il ricamatore può lavorare solo a mano, perché il ricamo è come una calligra­fia. Ma oggi, grazie alla tecnologia, si riescono a usare materiali e a tagliarli in forme impensabili ­ no a qualche anno fa. Il laser ti permette di tagliare la lastra di plexiglas e di darle una precisa forma, però poi è il ricamatore che lì deve applicare all’abito. Anche in un prodotto come l’elicottero, che prevede un’altissima tecnologia nello sviluppo e nella progettazione, poi la customizzazione, la realizzazione di ogni pezzo, implica una profonda centralità del lavoro umano. La scocca di carbonio in un pezzo solo non sarebbe stata pensabile alcuni anni fa, ma da sola non basta; solo l’essere umano è in grado di comprendere cosa vuole il cliente e soprattutto di tradurlo in un certo oggetto.

Quanto è importante per l’Italia l’alto artigianato?
Se noi analizziamo tutti i campi in cui l’Italia risulta ancora attrattiva o addirittura eccellente, vediamo che i mestieri d’arte sono centrali, che si tratti di moda, di design, di nautica o di meccanica di precisione.

La capitale mondiale dell’auto è Detroit mentre il più grande car manufacturer è Toyota, ma lei comprerebbe una Ferrari fatta a Detroit?
La Ferrari la compra se viene da Maranello, perché lì ci sono non solo una serie di competenze ma anche di abilità e di passioni legate al territorio. Se togliamo il lavoro dei maestri d’arte da tutti i settori in cui l’Italia ha ancora un’eccellenza riconosciuta, dobbiamo chiederci se questa eccellenza verrebbe mantenuta o no e la risposta, molto probabilmente, è no.

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