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Sul Capacity Market c’è il sì dell’Arera. A dare la notizia è una recente nota diffusa dal Ministero dello Sviluppo Economico che riporta il parere favorevole dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente sul decreto che disciplina il sistema di remunerazione della disponibilità di capacità produttiva di energia elettrica in Italia.

L’obiettivo del decreto pubblicato dal Mise lo scorso 28 giugno è regolamentare tutti quei processi che porteranno nei prossimi anni ed entro il 2025 a una progressiva riduzione della capacità a carbone e la contemporanea crescita della generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili, rispondendo alle recenti norme europee adottate nell’ambito del “Clean Energy Package for all Europeans”. 

Il nuovo meccanismo individuato dal Capacity Market è basato su aste centralizzate che partiranno nel 2019 previa definizione dei valori economici da parte dell’Arera, con le quali sarà possibile coprire la domanda futura di capacità mediante contratti di opzioni di affidabilità.

“L’introduzione del mercato della capacità – afferma il Sottosegretario allo sviluppo economico Davide Crippa - si inserisce in modo complementare nel quadro più ampio di interventi finalizzati a rendere i mercati dell’energia elettrica più efficienti, aperti alla partecipazione di tutte le risorse, con particolare attenzione all’integrazione della generazione da fonti rinnovabili, dei sistemi di accumulo e della gestione della domanda, e sempre più integrati a livello europeo”.

I benefici economici. Anche in bolletta

Secondo le simulazioni realizzate dal Mise, il beneficio economico netto atteso con le nuove norme relative al Capacity Market sarà di circa 1,6 miliardi di euro all’anno, con una riduzione dei costi sui mercati di circa 3,35 miliardi di euro.

Effetti positivi che si faranno sentire anche nelle tasche dei consumatori: la mancata implementazione del mercato delle capacità avrebbe infatti determinato un progressivo aumento della bolletta elettrica, dovuto a una minore concorrenza sul mercato e a una generale inadeguatezza del nostro settore produttivo.