Economia dell'usato: in Italia vale 23 miliardi di euro

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Se è vero che in natura nulla si distrugge e tutto si trasforma, è altresì vero che questo concetto si può applicare anche nella vita di tutti i giorni. La pratica del riuso sta infatti prendendo sempre più piede all’interno della nostra società, quale risposta concreta alla necessità di far fronte all’impatto che i nostri consumi hanno sull’ambiente che ci circonda. L’economia dell’usato genera un circolo virtuoso che allunga la vita di un bene, dandogli una seconda (ma anche terza, quarta…) vita. Una tendenza confermata dalla quinta edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy condotto da Doxa per la piattaforma di compravendita online Subito, che ha evidenziato come il valore generato dalla compravendita dell’usato sia sempre più rilevante: 23 miliardi di euro, pari all’1,3% del Pil italiano, in costante aumento negli anni grazie soprattutto all’online, che pesa 9,8 miliardi di euro, ovvero il 43% del totale. È innegabile dunque che l’economia dell’usato da cinque anni a questa parte stia vivendo un momento di evoluzione positiva continua, che promette di non fermarsi ma di continuare il proprio percorso giocando un ruolo sempre più predominante nella vita degli italiani. Per il 73% la second hand economy è destinata a crescere ancora nei prossimi cinque anni, guidata da stili di vita intelligenti e consapevoli (68%), dall’opportunità di fare ottimi affari (46%) e di rendere i consumi accessibili a più persone (31%).

Second hand economy: una crescita guidata dal digitale

A trainare la crescita dell’economia dell’usato gioca sicuramente un ruolo di primo piano l’online, che da solo pesa oggi 9,8 miliardi di euro, a conferma che la progressiva digitalizzazione del Paese e un uso sempre più massiccio di smartphone e tablet, stia facendo spostare le modalità di acquisto degli italiani sempre più verso l’online anche per quanto riguarda l’usato.  Tra coloro che nel 2018 hanno acquistato o venduto oggetti usati, il 56% ha scelto di farlo attraverso l’online, considerato il canale privilegiato soprattutto per la sua velocità (78%), ma anche per la sua accessibilità (48%), semplicità e comodità di utilizzo (41%). Una percentuale decisamente in crescita se si considera che nella rilevazione dell’anno precedente era “solo” il 42% e che promette di aumentare costantemente nei prossimi anni.  Da un lato si sta infatti assistendo a una frequenza di acquisto sempre maggiore, con oltre il 60% del campione che ha dichiarato di acquistare e vendere oggetti usati almeno una volta ogni sei mesi, sintomo che davvero la second hand sta diventando un gesto abituale. 
Ma cosa comprano gli italiani online? Principalmente oggetti della categoria Casa&Persona (74%) ed Elettronica (60%). Seguono Sports&Hobby (58%) e il mondo dei Veicoli, che cresce in modo costante anno su anno (37% vs 28% nel 2017). Casa&Persona e Sport&Hobby hanno percentuali simili anche offline, mentre l’elettronica ha numeri decisamente più piccoli (27%), così come i Veicoli (20%), per cui la ricerca parte online, dove viene individuato il veicolo scelto.
Per quanto riguarda invece la vendita online, gli italiani vendono principalmente oggetti della categoria Casa&Persona (64%, anche se in questa categoria l’offline la fa ancora da padrone, soprattutto per l’abbigliamento, con 84%), mentre nelle altre 3 categorie è l’online il canale preferito per vendere: Sports& Hobby (53% vs 42% offline), Elettronica (52% vs 28%) e il mondo dei veicoli (25% vs 14%)

I valori in gioco: sostenibilità, unicità e risparmio

Rispetto all’anno precedente, cresce sempre di più l’importanza dell’aspetto valoriale nella decisione di fare second hand, a conferma ancora una volta che i consumatori vogliono fare scelte consapevoli, contribuendo a una crescita sostenibile che porti vantaggi non solo a livello personale, ma anche a livello ambientale ed etico. Comprare e vendere usato si conferma infatti al quarto posto tra i comportamenti sostenibili più diffusi degli italiani (50%), subito dopo la raccolta differenziata (95%), l’acquisto di lampadine a LED (78%) e prodotti a km 0 (55%). 
Se tra chi acquista da un lato scende quindi la percentuale di chi fa second hand per risparmiare (60% vs 70% del 2017), che rimane tuttavia rilevante, confermando la possibilità di fare un buon affare come driver nella compravendita dell’usato, dall’altro cresce la scelta dettata dalla volontà di trovare pezzi unici o vintage (50%) e di contribuire all’abbattimento degli sprechi e al benessere ambientale attraverso il riutilizzo (43%). Una tendenza che avvalora la tesi dell’economia dell’usato come parte dell’economia circolare, grazie alla quale gli oggetti che hanno vissuto una prima vita, ne possono vivere una seconda. Ma anche una terza o una quarta: basti pensare che il 33% di chi acquista usa l’oggetto e poi lo regala quando non serve più, mentre il 9% lo rivenderà in futuro. 
Entrando invece nel merito delle ragioni che spingono alla vendita, il primo driver si conferma essere anche per il 2018 la necessità di liberarsi del superfluo (81%), che fa pensare alla voglia di leggerezza e “decluttering”, mentre il 41% vende perché crede nel riutilizzo ed è contro gli sprechi e il 37% per guadagnare. Per quanto riguarda invece le occasioni di vendita, entrano in gioco per la prima volta la voglia di cambiare per passare a un modello superiore dello stesso oggetto (34%) e il sopraggiungere di cambiamenti di tipo famigliare come il matrimonio o la nascita di un figlio (22%) o un trasloco (19%).

I protagonisti della second hand economy

Ma come possono essere descritti i protagonisti della compravendita dell’usato? I giovani (under 30) sono piuttosto polarizzati tra donne e uomini. Il tecnologico nativo digitale (9%), vende soprattutto per comprare un modello superiore. Nuovo o usato è indifferente, ciò che è importante è essere sempre all’avanguardia. La Second Hand per lui è un alleato. La giovane metropolitana invece (7%), segue le mode ma con consapevolezza, ama cambiare per togliersi qualche sfizio senza sensi di colpa. Per lei la Second Hand è divertimento. Passando a un target più adulto (30-45 anni), troviamo la famiglia eco-friendly (34%), sostenibile e attenta al proprio impatto. Compra e vende per adattarsi alla famiglia che cambia e ai suoi bisogni sempre in evoluzione, senza rinunciare al lato ludico della compravendita e al guadagno che permette di soddisfare anche i propri desideri individuali. Per lei, la Second Hand è una scelta consapevole e coinvolgente. Non manca poi il target più maturo (over 45), dove ritornano le forti differenze tra uomini e donne. La smart chic (14%) è una donna over 50, che compra e vende per trovare oggetti unici per sé e per la propria casa, divertendosi con un occhio alla sostenibilità e in maniera tecnologica. Per lei la Second Hand è scoperta e unicità. Il target maschile invece è equamente diviso in due. L’ingegnoso (18%) acquista soprattutto ciò che lo appassiona, che sia per collezionismo o per hobby. Ama gli oggetti, la loro storia e la possibilità di personalizzarli. Per lui la Second Hand è passione e relazione. L’utilitarista (18%) invece vende, solo quando ha bisogno, per guadagnare e fare spazio. Per lui la Second Hand è opportunità.