Cina: ancora un'opportunità per l'export italiano

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Nei primi sei mesi del 2018 i consumi interni si sono confermati driver della crescita economica cinese, contribuendo al 78,5% del Pil. È uno dei dati chiave che emergono dal report Deloitte “New retail reinvigorates China’s imports. New technologies, new models, and new channels”, che mette in luce le potenzialità del mercato interno cinese, analizzando i trend di spesa e definendo il profilo del nuovo consumatore. Lo studio evidenzia le opportunità per i brand internazionali che guardano alla Cina, dove la vendita di beni di consumo nel 2017 è valsa 36.600 miliardi Rmb. Non solo, aumentano anche i prodotti internazionali sugli scaffali: le importazioni dei beni di consumo sono passate dal 2% del 2006 al 4,4% del 2016. A ciò hanno contribuito l’istituzione di undici Free Trade Zones e la riduzione delle tariffe doganali, intrapresa a più fasi dal 2015 e di cui l’ultima, lanciata nel giugno 2018, ha interessato 1.449 beni dimezzando in molti casi l’imposta.
E se l'Europa è il maggior partner commerciale, a guidare i paesi dell’eurozona per esportazioni di beni di consumo è la Germania, che nel 2016 ha fornito il 12% del totale dell’import cinese, seconda solo agli Usa. L’Italia segue al sesto posto, insieme a Francia e Regno Unito, rappresentando il 4% delle esportazioni in Cina nello stesso periodo.

Digitale e millennial le chiavi di volta per i beni internazionali

Espressione di individualità, possibilità di interazione con i brand ed esclusività sono alcuni tratti che accomunano i millennial cinesi e li spingono alla ricerca di prodotti di alta qualità, personalizzati e internazionali. Proprio i nati dopo il 1990 rappresentano un importante segmento per la crescita della domanda interna e trainano la richiesta di beni stranieri acquistati tramite cross-border e-commerce. “I consumi sono sempre più guidati dalla digitalizzazione, che ha trasformato radicalmente i mezzi a disposizione dei retailer e, al contempo, ha alzato l’asticella dell’esperienza d’acquisto desiderata” nota Claudio Bertone, Senior Partner Deloitte e Responsabile per il settore Retail. “Dai nostri ultimi studi emerge che il canale digitale si sta affermando come punto di accesso privilegiato al mercato cinese: nei primi due mesi del 2019 lo shopping online ha costituito il 16,5% del totale delle vendite al dettaglio in Cina, per un giro d’affari che si attesta attorno ai 1100 miliardi Rmb, salendo del 19,5% rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente”.

Qualità, sicurezza ed esperienza definiscono la domanda d’acquisto

Grazie alla maggiore disponibilità economica, le richieste dei consumatori cinesi si sono spostate dai beni di prima necessità verso prodotti che incarnano sicurezza e qualità, in cui viene generalmente riconosciuta l’offerta internazionale. Ne hanno beneficiato i prodotti importati per la cura della persona e per l’infanzia, i cosmetici ma anche gli alimentari. Nel 2017 le importazioni di frutta, verdura, tè e caffè sono cresciute dell’11,72% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un valore complessivo di $15,7 miliardi; al contrario, l’import di carne è calato del 3,8% a favore di cibi più salutari. In questo quadro, anche le importazioni di prodotti chimici di uso quotidiano (38,1%), abbigliamento (17,8%), prodotti per la casa (15,8%) sono cresciuti rapidamente. I farmaci e i prodotti per la salute hanno attivamente contribuito alla crescita delle importazioni in Cina, pesando da soli per il 23,1% sulla bilancia commerciale nel 2017, un dato che è avvalorato dalla struttura demografica di un paese in cui la popolazione over 65 aumenta ogni anno sensibilmente.