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Il punto di partenza per ogni impresa per superare le difficoltà è quello di non dare nulla per scontato, deve abbracciare il rischio del cambiamento, senza aver paura di confrontarsi con la realtà, per continuare a progredire e generare benessere. Ed è proprio la sfiducia di poter cambiare – il poco coraggio di prendere decisioni difficili – il grande problema delle imprese in Italia, almeno secondo l’amministratore delegato di SkyItalia, Andrea Zappia. Attraverso un articolo pubblicato sul Corriere della Sera , il manager ha espresso il suo punto di vista sulla possibilità che gli investimenti privati possano dare nuovo slancio all’economia italiana per tornare a una crescita nel medio periodo; un tema sollevato da un editoriale del giornalista Ferruccio de Bortoli e pubblicato pochi giorni prima sul quotidiano di via Solferino. Qui l’intervento integrale di Andrea Zappia:

Dal Corriere della Sera di domenica 21 agosto 2016

Caro direttore, le parole espresse su queste pagine da Ferruccio de Bortoli nel suo editoriale del 18 agosto, hanno ricordato una volta di più quanto il tema degli investimenti privati sia senza dubbio il più rilevante per dare alla nostra economia la possibilità di tornare a una crescita di medio periodo.

È probabile che i «luoghi comuni» sull’economia, per altro supportati da molti dati oggettivi, abbiano rappresentato un freno agli investimenti, non consentendo sempre un’analisi oggettiva delle potenzialità economiche italiane.

È anche vero però che le imprese, nel valutare gli investimenti, hanno dimostrato di saper andare oltre questa cortina, prendendo decisioni basate su fattori oggettivi e sulla visione ottimistica che chi fa impresa deve avere. E spesso sono stati anche gli investitori stranieri ad avere fiducia nelle risorse del Paese. La nostra esperienza, per quanto non di rado alle prese con le contorsioni culturali e le vischiosità legislative italiane, è infatti positiva e questo ci fa ritenere che sia ancora interessante investire in Italia.

Il nostro interesse, come quello di altre aziende, si basa su alcuni fatti che rendono ancora l’Italia un Paese con prospettive.

Il primo, malgrado i molti anni segnati da una «crescita stagnante» e da un forte debito pubblico che limita le ambizioni e le politiche espansive del governo, è che l’Italia rimane il quarto mercato in Europa e uno dei più importanti nel mondo. Nessuna azienda che voglia definirsi europea e multinazionale può ignorare i consumatori italiani e non investire per servirli al meglio.

Il secondo sono le competenze. Nel «futuro di oggi» la dimensione industriale «creativa e tecnologica» è la dimensione nella quale riuscire a investire e a competere con successo. In modo particolare in Italia, dove gli elementi culturali «qualitativi» sono la principale vocazione, il patrimonio sul quale agire e a cui anche gli investimenti esteri fanno riferimento.

Pensiamo per qualche istante solo alla specifica dimensione industriale di Sky: investiamo nei contenuti audiovisivi, sportivi, di intrattenimento e di informazione, la gran parte dei quali sono prodotti nel nostro Paese; impegniamo risorse umane, artistiche, professionali, talenti in gran parte italiani, spesso grazie a noi «lanciati» nel grande mercato, per portare innovazione e creare contenuti in grado di viaggiare in tutto il mondo.

L’investimento di lungo periodo è certamente il risultato di uno sguardo alto che non si ferma a generici «rischi Paese». Esso genera valore quando viene fatto con la consapevolezza di poter creare un ritorno economico nel tempo attraverso innovazione e lavoro, diffidando invece da motivazioni esclusivamente finanziarie e di breve respiro.

E non sono gli «alti salari» i motivi principali della penuria di investimenti in Italia, per quanto un po’ di detassazione sul costo del lavoro e una semplificazione legislativa non guasterebbero. La principale causa sta proprio nella sfiducia di poter cambiare. Il paradosso di un Paese cosciente di avere qualità ed eccellenze uniche, famoso per la sua creatività e agilità di pensiero, ma rallentato dal poco coraggio nel prendere decisioni difficili.

Condivido la sfida lanciata implicitamente alle imprese. Sono loro le prime a dover promuovere una cultura fatta di miglioramento continuo. Ma il punto di partenza per superare le difficoltà è quello di non dare più nulla per scontato, anzi essere pronti a cambiare dove e quando necessario, anche lo stesso posto di lavoro , in un mondo che procede velocemente, con cui è necessario confrontarsi senza sosta e in cui siamo noi stessi, come consumatori, ad aspettarci efficienza e miglioramenti continui.

Nessun investimento potrà continuare se non a fronte di una grande disponibilità ad accettare la discontinuità. Come dice de Bortoli: le aziende come nascono possono morire. Ma prima di farlo hanno sempre la possibilità di cambiare il proprio destino e abbracciare il rischio per il cambiamento, senza aver paura di confrontarsi con la realtà, per continuare a progredire e generare benessere.