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Il presidente francese "all'attacco" dei colossi di internet con la web tax © Getty Images

Parte dalla Francia l'assalto europeo ai colossi di internet con la web tax. Il fisco di Emmanuel Macron ha chiesto conto a Microsoft dei suoi proventi da pubblica online per circa 600 milioni di euro di imposte inevase. Ma è solo il primo passo dell'offensiva che Francia, Italia, Germania e Spagna porteranno al prossimo Consiglio europeo di Tallinn del 15 settembre, con un documento sulla tassazione digitale. La proposta del nostro governo, elaborata dal Med, è quella di una tassazione standard sugli utili prodotti del web, una specie di cedolare secca.  

WEB TAX, MACRON (E L'UE) ALL'ATTACCO DEI COLOSSI DI INTERNET

Dopo aver lasciato per troppo tempo la responsabilità solo ai tribunali e alle agenzie fiscali, in particolare in Italia con le battaglie contro Apple e Google del tribunale di Milano, le quattro grandi d'Europa hanno deciso di scendere in campo imitando la cosiddetta "Google tax" britannica (25% su fatturati superiori ai 10 milioni di sterline). Servono dunque regole comuni, in attesa delle conclusioni dell'Ocse che arriveranno non prima del 2020. 

Se da una parte si insiste sul tema della «stabile organizzazione» – quella "attaccata" da Finanze, procure e Agenzia delle Entrate - dall'altra c'è l'ipotesi "digitale" già sperimentata in India e al vaglio in Australia. Sidney ha intenzione di estendere l'Iva locale  (Goods and Service Tax, Gst) a prodotti come contenuti digitali, giochi, software e streaming online.