Josè Barroso, Olli Rehn

Il presidente della Commissione Ue, Josè Barroso
e il commissario Olli Rehn (a destra)

Stretta sui debiti pubblici e rafforzamento delle sanzioni per i Paesi europei non virtuosi sul fronte delle finanze pubbliche e della competitività. La Commissione europea ha dato il via libera al Patto europeo di stabilità e crescita con l’obiettivo di aumentare la sorveglianza sulle politiche economiche e di bilancio degli Stati membri, comprese le riforme strutturali.
Il monitoraggio sui debiti pubblici e le sanzioni inasprite per i Paesi inadempienti serviranno, spiega la Commissione in una nota, ”ad assicurare che gli Stati membri attuino politiche di bilancio prudenti nei periodi di congiuntura favorevole al fine di costituire le necessarie riserve per i periodi sfavorevoli”. I debiti pubblici non potranno quindi superare il 60% e saranno trattati alla stessa stregua dei deficit ai fini dell'apertura di procedure di infrazione; per quanto riguarda le sanzioni, invece, saranno semi-automatiche, potranno cioè essere bocciate solo da una maggioranza qualificata del Consiglio europeo. Le eventuali multe verranno introdotte anche in fase preventiva: i Paesi che devieranno da “una politica di bilancio prudente” avranno infatti l'obbligo di costituire un deposito fruttifero in cui versare lo 0,2% del Pil. Deposito che diventerà non fruttifero se lo Stato entra in procedura di deficit eccessivo, e che si trasformerà in ammenda in caso di mancata correzione del disavanzo.
La proposta ora approderà sul tavolo dei ministri finanziari e dei banchieri centrali dei 27 Paesi della Ue, che si ritroveranno oggi e domani a Bruxelles per il semestrale appuntamento dell'Ecofin informale. L’ìobiettivo di Bruxelles è di rendere operativa la nuova struttura del Patto di stabilità e di crescita entro l'estate del 2011.

Per l’Italia si fa dura
Le sanzioni per il debito eccessivo metteranno a dura prova il nostro Paese che prevede di arrivare a fine 2010 con un debito eccedente il 118% del Pil. Con l’obbligo europeo di ridurre l’indebitamento ogni anno di un ventesimo della parte eccedente il 60% del Pil, l’Italia si troverebbe costrette a un taglio di oltre 40 miliardi di euro l’anno, rischiando così effetti di recessione e tensioni sociali. Il Patto, però, non può essere rimandato. Il commissario per gli Affari economici, Olli Rehn, ha affermato ieri a SkyTg24 che la stretta sul debito “costerà molto” all’Italia ma è una manovra necessaria e terrà conto di “alcuni fattori rilevanti, compreso il debito privato, nel caso abbiano un impatto sul debito pubblico”.
Questa mattina lo stesso Olli Rehn si è detto fiducioso sull’approvazione del Patto, nonostante le resistenze di alcuni Paesi tra cui Francia e Italia. “Sono convinto che la Francia sosterrà la nostra proposta per una governance più forte e che le sue riserve cadranno assieme a quelle degli altri Paesi”.