François Hollande e Mario Monti © GettyImages

Mario Monti a colloquio con il presidente francese, François Hollande

Approvare un meccanismo che permetta ai Fondi salva Stati di acquistare sul mercato secondario titoli di Stato dei Paesi più sotto pressione e impegnati in politiche credibili di risanamento e riforma; un'integrazione fiscale e bancaria nella zona euro e l’eventuale richiesta ufficiale degli aiuti per il settore bancario della Spagna. Sono questi i temi su cui Francia, Germania, Italia e Spagna stanno discutendo in un vertice a Roma, un incontro informale in vista del Consiglio europeo del 29 giugno e che vede protagonisti il presidente della Repubblica francese, François Hollande; il cancelliere Federale tedesco, Angela Merkel; il presidente del governo spagnolo, Mariano Rajoy e il presidente del Consiglio dei ministri, Mario Monti.
I quattro leader provano così a trovare un punto di partenza per un vertice decisivo per le sorti dell’Eurozona. “Non si può fallire”, ha dichiarato lo stesso Monti in un’intervista a cinque condotta dai quotidiani la Stampa, Le Monde, El Pais,Süddeutsche Zeitung, The Guardian e Gazeta Wyborcza, “dobbiamo convincere i mercati che l’euro sarà indissolubile”. Se ci fosse una risposta non convincente, dice Monti nell'intervista, "si determinerebbe un accanimento speculativo anche verso Paesi meno deboli, come l'Italia, che sono in linea con i parametri europei ma che si trascinano un alto debito dal passato".
Nel Consiglio della prossima settimana sono due gli obiettivi minimi da raggiungere: occorrono, spiega il premier italiano, “una prospettiva di medio termine di rafforzamento dell'integrazione" in modo da rassicurare sulla volontà di rendere "la moneta unica indissolubile e irrevocabile” ma anche “un insieme di misure realizzabili" a tratti vigenti, "con misure più efficaci per dare stabilità all'eurozona". Stabilità che "passa attraverso una più piena unione bancaria con avanzamenti sulla supervisione integrata e se possibile unitaria". Ma anche "attraverso la garanzia sui depositi" e "attraverso nuovi meccanismi che siano in grado di dare ponte con i Paesi che hanno adottato seriamente gli impegni sulla disciplina fiscale e sulle riforme strutturali". Sforzi che "non vengono adeguatamente riconosciuti sui mercati".