Giuseppe Vegas, presidente della Consob

«Se io non sono per me, chi è per me? E se io sono solo per me stesso, cosa sono? E se non ora, quando?»: nel suo discorso annuale al mercato finanziario, tenutosi quest’anno all’Expo 2015 di Milano, il presidente di Consob Giuseppe Vegas cita un passaggio del libro sacro ebraico Talmud per sottolineare l’urgenza di riforme in Europa e Italia. «Il tempo a disposizione non è infinito. Lasciarlo trascorrere invano sarebbe una colpa imperdonabile», spiega, spronando l’Europa a non trascurare più «i doveri connessi al suo ruolo internazionale e al vincolo di solidarietà interno». L’ambizione è quella di rendere finalmente operativo il progetto di una Capital Markets Union: un’unione dei mercati di capitali, con annesso testo unico della finanza, che stabilisca regole fiscali ed economiche uniche, nonché una comune struttura di vigilanza. «Non è un obiettivo irrealistico. Può essere perseguito nella corrente legislatura», garantisce, «la crescita della liquidità, il cambio favorevole, l’inflazione bassa e il petrolio a buon mercato costituiscono l’indispensabile propellente di un'occasione che non si ripresenterà».

ACCUSA ALLA BCE. Nel suo discorso Vegas non perde poi l’occasione di assestare una spallata al quantitative easing di Mario Draghi ventilando il rischio di una bolla finanziaria: «L’enorme liquidità affluita sui mercati borsistici ha contribuito a innalzare in maniera repentina il valore delle azioni portando a una crescita del rapporto tra prezzo e utili che potrebbe segnalare il rischio di bolle speculative». In materia di piccole e medie imprese italiane, invece, Vegas rimprovera l’eccessiva dipendenza dalle banche. «La questione fondamentale per le imprese è oggi quella di attivare canali di finanziamenti alternativi al credito bancario: la diversificazione delle fonti di finanziamento e la reciproca concorrenza costituiscono elementi indispensabili per assicurare al settore produttivo una provvista adeguata e stabile nel tempo», spiega. E i numeri sembrano dargli ragione: fino al 2013 i prestiti bancari alle imprese pesavano in Italia per il 52% del pil, mentre nell’Eurozona la percentuale è del 45%, in Usa addirittura del 4%.

MODELLO AMERICANO. Ed è proprio a quest’ultima a cui bisognerebbe guardare: Vegas invoca per l’Italia il modello americano, dove «il settore finanziario ha un peso tendenzialmente equivalente a quello bancario». Vegas torna, infine, a chiedere meno vincoli all’economia. In particolare, punta il dito contro la presenza di almeno cinque organi o funzioni deputate al controllo all’interno delle aziende che emettono titoli negoziati in Borsa: genererebbero elevati costi di compliance senza per questo garantire una maggiore capacità nella prevenzione di condotte illegittime o inefficienti. Infine, ha fatto discutere la proposta di Vegas di trasformare la sede dell’Expo nell’agenzia europea delle pmi.