Linea dura degli Stati Uniti nei confronti della moneta cinese. La Camera ha dato il via libera a un processo di legge che consente all'amministrazione americana di imporre sanzioni commerciali alla Cina per lo yuan sottovalutato. La misura ha ottenuto il largo consenso del Congresso Usa con democratici e repubblicani uniti nel voto contro la Cina (348 voti a favore e 79 contrari). Ora toccherà al Senato valutare l'iniziativa dopo le elezioni di metà mandato.
Il voto della Camera è arrivato nonostante le rassicurazioni di Pechino che nelle scorse ore si è impegnata a continuare “a perfezionare il meccanismo di formazione del tasso di cambio dello yuan basandosi sull'andamento della domanda e dell'offerta e aggiustando il suo valore in rapporto a un paniere di monete”.
Tuttavia negli Stati Uniti la tendenza protezionista è in ascesa. Il presidente Barack Obama ha sottolineato come lo yuan sia “svalutato. E questo significa - continua Obama - che i beni che loro vendono qui costano circa il 10% in meno e quelli che noi vendiamo in Cina circa il 10% in più. Uno yuan debole penalizza l'economia americana, che è sulla strada giusta ma ha ancora grandi sfide da affrontare”.
La replica della Cina non si è fatta attendere. Il governo di Pechino giudica il provvedimento della Camera Usa come una “misura protezionistica presa con la scusa del tasso di cambio”. Oggi il portavoce del ministero degli esteri cinese, Jiang Yu, ha sottolineato che l' approvazione della “non solo danneggia gravemente le relazioni commerciali tra i due Paesi ma avrà anche un impatto negativo sulle economie” degli Usa e della Cina.