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L’allarme liquidità lanciato per le pmi a fine settembre sembra lontano. Dopo l’approvazione della legge di stabilità da parte del Consiglio dei ministri – provvedimento che introduce il trattamento di fine rapporto in busta paga – Unimpresa tira un sospiro di sollievo: con un Tfr in busta paga su base volontaria non ci saranno problemi di liquidità per le imprese con 15 dipendenti o meno: “nelle realtà imprenditoriali minori”, si spiega in una nota dell’associazione, “esiste un rapporto stretto, per non dire familiare, tra i datori di lavoro e dipendenti. Le parti di fatto non sono contrapposte e, al contrario, concordano qualsiasi scelta rilevante per i bilanci aziendali. Per cui in caso di difficoltà sul versante della liquidità, il Tfr non sarà toccato”.

PROBLEMI PER LE PMI. Diverso, invece, il discorso per le aziende con numero di lavoratori da 16 a 50: in questa fascia il quadro cambia, anche per quanto riguarda le norme sulle relazioni industriali e le rappresentanze sindacali. Nelle aziende che hanno tra 16 e 50 dipendenti, accordi e intese, anche non formali, tra datori e addetti sono meno semplici da realizzare, per cui qualche problema di liquidità, per le imprese i cui dipendenti faranno massiccia richiesta di ricevere il Tfr con le buste paga mensili, si registrerà.

GIUSTA DIREZIONE. "L'impianto della manovra”, commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, “può in ogni caso considerarsi positivo. Penso, in particolare, agli sgravi contributivi triennali per i neo assunti. Tuttavia, ci teniamo a insistere su un punto cruciale: la riduzione delle tasse non può fermarsi con le norme sull'Irap, ancorché apprezzabili, ma deva proseguire incessantemente. Di più: l'abbattimento della pressione fiscale, per le famiglie e per le imprese, diventi l'ossessione del governo guidato da Matteo Renzi".