Sì allo Statuto delle imprese. La legge che dovrebbe dare respiro e nuovo slancio alle imprese italiane è stata approvata in via definitiva alla Camera dei deputati, dopo l’ approvazione in Senato. Considerando le divisioni all’interno del Parlamento in questo momento di crisi economica, il sì bipartisan è un successo che vale doppio: non solo arriva un pacchetto di norme importante per le piccole e medie imprese (in Italia circa 4,5 milioni), ma finalmente maggioranza e opposizione hanno trovato un’intesa per lo sviluppo del Paese. “È un grande giorno per le imprese, soprattutto per le piccole e medie, che rappresentano realmente, non per modo di dire, la spina dorsale della nostra economia”, afferma il deputato Raffaello Vignali, primo firmatario dello Statuto. Il testo, che entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale , “nasce dalla preoccupazione di rendere visibili questi milioni di cittadini che ogni giorno contribuiscono in modo decisivo alla creazione del PIL e dell'occupazione del nostro Paese – aggiunge Vignali – Lo Statuto delle imprese è innanzitutto il riconoscimento del valore non solo economico, ma anche sociale e culturale dell'intrapresa nella scia del principio di sussidiarietà”.
Tra le novità principali la stretta sui ritardi dei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione, con più poteri all'Antitrust; quota del 60% degli incentivi riservata alle Pmi, tracciabilità di iter e tempi del credito dalle banche alle imprese con un registro presso il Tesoro; maggiori poteri a mister Pmi; potenziamento del portale Made in Italy. Solo alcune dei provvedimenti di uno Statuto che, come spiega Vignali “contiene dei principi importanti, ma anche norme immediatamente operative. Lo Statuto istituisce anche il Garante per le micro, piccole e medie imprese, e la legge annuale”. Entro giugno di ogni anno, infatti, il governo dovrà presentare un disegno di legge per le Pmi che preveda semplificazione burocratica, sviluppo delle imprese e deleghe al governo in 120 giorni. Tra le altre misure anche un capitolo dedicato alla semplificazione: la Pa non potranno chiedere atti di cui sia già in possesso; la documentazione necessaria deve essere esplicitata sui siti istituzionali delle singole amministrazioni.
“Qualcuno ha criticato lo Statuto delle imprese sostenendo che il suo limite consisterebbe nell'essere a costo zero”, ammette il primo firmatario della legge. “Si potrebbe ribattere a questa obiezione citando il valore che ha avuto quarant'anni fa lo Statuto dei lavoratori che pure non prevedeva costi. Ma c'è un'altra ragione anche ed è ben più importante: le piccole imprese non chiedono incentivi, che peraltro non hanno quasi mai visto, chiedono di poter lavorare, chiedono di non dover dedicare personale a una burocrazia insostenibile ma alla produzione, chiedono di poter concentrare le loro energie su un mercato globale sempre più turbolento, incerto e concorrenziale e di vivere in un ambiente in cui lo Stato non sia un intralcio e un assillo ulteriore. A questo mira lo Statuto delle imprese”, che, conclude Vignali, “non è una conclusione ma è un nuovo inizio”.

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