Jean-Claude Juncker

Jean-Claude Juncker © European Union, 2014

Gliene bastavano 376, ma sarebbe potuto arrivare a 480 "sì". Invece alla fine il presidente designato della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha ottenuto dal Parlamento europeo la fiducia, con 422 voti a favore: un risultato sufficiente per essere considerato superiore al passato (nel 2009 José Manuel Barroso aveva ottenuto 382 voti a favore), ma che lascia al contempo intravedere qualche rottura interna. I franchi tiratori, insomma, non mancano tra le fila europee. E qualche tensione è emersa anche durante il discorso di Juncker introduttivo al voto di fiducia: alle parole «la moneta unica non divide, ma protegge l’Europa», si sono levati dei fischi.
Quanto al programma, Juncker ha annunciato un piano investimenti pubblici e privati di 300 miliardi di euro entro febbraio 2015; il rafforzamento del mercato unico, in primis digitale; la lotta contro il dumping sociale. Non solo: Juncker vorrebbe introdurre un salario minimo in tutti i Paesi dell’Ue, prevedere incentivi finanziari per chi adotta riforme significative e promuovere una nuova industrializzazione del continente sfruttando le fonti di energia rinnovabili. «Voglio una Commissione che sia politica, più politica. Sarà molto politica. Da presidente della Commissione, non sarò il segretario del Consiglio né l'aiutante di campo del Parlamento (…) Rinunciamo ai dibattiti ideologici che coltivano le divisioni (…) Usiamo il pragmatismo come metodo di lavoro», ha sottolineato Juncker.