Coldiretti sul piede di guerra: la battaglia è di nuovo contro l’Unione Europea, che il 27 giugno 2015 ha invitato l’Italia a porre fine allo storico divieto sull’utilizzo di latte in polvere, ricostruito o concentrato imposto ai produttori di formaggi.

LA LEGGE. La denuncia viene da Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti , il quale annuncia una lettera di messa in mora, primo passo dell’apertura di una procedura di infrazione, nei confronti dell’Italia e dei suoi produttori di latticini. Ad essere messa sotto l’esame dell’UE la legge n. 138 dell’11 aprile 1974, che, appunto, vieta l’utilizzo di latte in polvere nei caseifici del nostro Paese; una norma che, oltre a tutelare i consumatori, garantisce il mantenimento dell’alto standard qualitativo dei prodotti italiani. Prodotti che, tra l’altro, raccolgono apprezzamenti crescenti nel mondo, con un aumento delle esportazioni nei primi mesi del 2015 pari al 9,3%.

LE MOTIVAZIONI. La Commissione UE non sembra però vederla così: più che una difesa della qualità, l’Unione Europea vede tale restrizione come un impedimento alla libera circolazione della merce, nella fattispecie del latte in polvere, prodotto utilizzato in tutto il Continente. La Coldiretti intende questa intromissione, invece, come un favore alle lobby degli alimentari, e un tentativo di adeguamento agli standard al ribasso. Moncalvo denuncia l’incomprensibilità della nuova trovata europea che, invece di tutelare produttori e qualità del cibo che arriva sulle tavole, mette in pericolo il made in Italy, “spalleggiando” inevitabilmente la contraffazione.

I PERICOLI PER IL MADE IN ITALY. La Coldiretti mette questo nuovo provvedimento sullo stesso piano dei numerosi “attacchi” alla qualità del cibo che i prodotti di pregio stanno subendo da parte dell’UE (olio, vino, salumi, tra gli altri). Se già ora tre mozzarelle su quattro “ingannano” il consumatore, grazie a etichette troppo sibilline che non permettono di identificarne la provenienza, il via libera al latte in polvere segnerà l’ennesima apertura a prodotti low cost di bassa qualità e di origine sconosciuta o contraffatta, con pesanti conseguenze anche sulla tenuta economica degli allevamenti del Belpaese.