Ttip, commissione Juncker, Ue, Usa, Carlo Calenda, Commissione commercio. brevetti, ambiente

Alzi la mano chi può affermare di avere una idea di cosa sia il Ttip. Quelli che ne hanno sentito parlare saranno probabilmente pochissimi, perché per la maggior parte di noi questa sigla è un assoluto mistero. Ttip sta per Transatlantic Trade and Investment Partnership, il partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP) che è da oltre un anno è in corso di negoziato tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti e che oggi è oggetto di una rivalutazione da parte della commissione Juncker di recente insediatasi.

Il Ttip ha l’obiettivo di rimuovere le barriere commerciali tra le due sponde dell’atlantico in una vasta gamma di settori economici per facilitare l'acquisto e la vendita di beni e servizi.

Il riserbo assoluto da cui sono circondate le trattative aveva portato lo scorso 24 agosto alla presa di posizione di Carlo Calenda, il nostro vice ministro dello Sviluppo Economico, che, in qualità di presidente del Consiglio dei Ministri europei del Commercio, aveva inviato una lettera a tutti i suoi omologhi degli altri 27 paesi dell’Unione europea circa la declassificazione del mandato alla Commissione per il negoziato Ttip con gli Usa. Nella missiva, che vede come co-firmatario il commissario al Commercio, Karel De Gucht, si motivava la richiesta con la volontà di favorire una maggiore consapevolezza e percezione da parte dell’opinione pubblica degli obiettivi del negoziato.

La posizione di Calenda, però, non va letta come una preclusione di principio nei confronti del negoziato che, anzi, secondo quanto annunciato dallo stesso vice ministro, potrebbe comunque essere chiuso entro il prossimo anno anche se in forma di “interim agreement”. Sarebbe questo un modo per garantire un nuovo mercato di sbocco, quello statuinitense, ai dieci miliardi di esportazioni europee messi in forse dalla crisi Ucraina.

Maggiori elementi si avranno probabilmente dopo il Consiglio informale in calendario il prossimo 14 ottobre a Roma, nel corso del quale il negoziatore americano incontrerà il commissario e tutti i ministri.

Per ora, a quanto è dato sapere la posizione della commissione Kuncker sarebbe improntata alla massima cautela. A preoccupare sarebbe una riconsiderazione dei i rischi derivanti dall’accordo che, secondo i calcoli, dovrebbe garantire all’Unione Europea un aumento del Pil di circa 120 miliardi all’anno. Peccato, però, che questo beneficio appare molto meno rilevante se si tiene conto che per cominciare a vederlo l’Europa dovrebbe attendere il 2027. Il che significherebbe, un incremento annuo del prodotto interno lordo pari allo 0,05 per cento annuo.

Davvero non molto. Soprattutto se, come rileva Repubblica , in un articolo del 12 settembre, si tiene conto dei contraccolpi che si potrebbero registrare su vari fronti. Primo fra tutti quello delle normative a tutela dell’ambiente e dei consumatori che in Europa sono decisamente più restrittive rispetto a quelle in vigore negli Usa (dove, ad esempio, le compagnie petrolifere sono libere di praticare il “fracking” senza dover chiarire quali sostanze utilizzano e quali potrebbero essere gli effetti sull’acqua potabile). Potenzialmente dirompenti anche gli effetti nel settore farmaceutico visto che negli Usa le case farmaceutiche dispongono di maggiori strumenti per far valere i propri brevetti e contrastare l’avanzata dei farmaci generici. A quanto riferisce Repubblica il rischio per i Governi europei è di trovarsi, una volta firmato il Ttip, a dover affrontare le cause legali, intentate dalle varie aziende per tutelare i propri brevetti, davanti a delle corti di arbitrato internazionali che godono di una grande discrezionalità nello stabilire multe e sanzioni e non prevedono alcuna possibilità di appello.