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Esiste una relazione diretta tra il grado di tutela della proprietà e performance economica: i Paesi che presentano un buon quadro normativo, tutelando al meglio i marchi delle proprie aziende, vengono ricompensati con un miglior reddito pro capite, un Pil positivo e investimenti diretti esteri ricevuti. Purtroppo, però, l’Italia si trova indietro a decine di Paesi del mondo, superata anche da Ruanda, Malta e Slovacchia. È quanto emerge dall’inedito Indice Intenazionale sulla Tutela dei Diritti di Proprietà (Ipri), una speciale classifica pubblicata dalla Statuniteste Property Rights Alliance (di cui fa aprte anche il thint tank italiano Competere.eu) e che è stata presentata oggi a Washington. SCARICA LA STUDIO
L’indice, anticipato da un articolo del Corriere della Sera e che contiene diversi approfondimenti sulla stato del regime di protezione della proprietà intellettuale di 131 Paesi nel mondo, assegna all’Italia un punteggio di 6,1 su 10, un risultato che vale un deludente 47esimo posto. Nello stilare la classifica, si è tenuto conto di tre indicatori: l’ambiente politico e giuridico; lo stato della regolamentazione dei diritti di proprietà fisica; e la proprietà intellettuale. “Appare chiaro che l’area più critica per l’Italia è quella relativa all’ambiente politico e giuridico”, afferma sul Corriere Roberto Race, segretario generale di Competere.eu. “Appurata la relazione tra un regime di protezione dei diritti di proprietà da un lato e la crescita economica dall’altro, l’Italia deve fare di più per creare un ambiente normativo favorevole alla riuscita e all’attrazione degli investimenti esteri”.

La classifica