La crescita dell’Italia nel 2011 sarà dell'1,1%, mentre il rapporto debito/Pil si assesterà al 120% per scendere poi l'anno prossimo al 119,4%. È quanto indica la bozza del Def, la decisione di economia e finanza pubblica ( il nuovo documento di previsione economico-finanziaria che sostituisce il vecchio Dpef) che verrà presentato oggi dal ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, al consiglio dei ministri. All’interno dei rappresentanti del governo, soprattutto per i ministri senza portafoglio, c’è tensione per i rischi di tagli per i loro settori di competenza. Se saranno fissati criteri molto rigidi in merito alle previsioni di spesa, potrebbe arrivare nuova stretta. In ogni caso il Def non è un provvedimento di legge, ma solo un aggiornamento delle stime al quale sarà allegato un piano di riforme che il ministro Tremonti avrebbe concordato nelle ultime settimane con i vari ministeri. Ma la tensione sta salendo nell'esecutivo per la presentazione di questo documento che di fatto avvia la nuova sessione di bilancio.
E alla vigilia del Consiglio dei ministri il Def conferma l’intenzione di portare il rapporto deficit/Pil sotto al 3% l'anno prossimo (2,7%), dal 3,9% di quest'anno. La crescita aumenterà poi progressivamente all'1,3% nel 2012, all'1,5% nel 2013 e all'1,6% nel 2014. Per il Tesoro l'assenza di rischi legati al cambio, il basso indebitamento dei privati e l'alta quota di residenti in possesso di titoli di Stato sono i fattori che assicurano la tenuta del debito pubblico italiano nonostante il suo alto livello. “La quota di debito in mano ai residenti a giugno 2010 – scrive il Tesoro – risulta pari al 55,7%, laddove in Francia e in Germania i residenti detengono una quota di debito pubblico molto più bassa (rispettivamente pari al 31,1% e al 47,1%). Inoltre, l'esposizione del debito pubblico italiano al rischio di cambio è pressoché inesistente". Molta importanza il Tesoro attribuisce al debito delle famiglie italiane, che è risultato nel 2009 pari al 44,4% per cento (82,3% la media europea) e al debito imprese non finanziarie, attestatosi nello stesso anno all'83,8% rispetto ad una media europea del 120,8%. "In generale – aggiunge il ministero dell’Economia e delle Finanze – l'Italia risulta tra i Paesi meno indebitati nonostante l'elevato debito della Pubblica amministrazione, pari nel 2010 al 119% del Pil”.