Panama, uno tra i più conosciuti paradisi fiscali.

L’Ue affronta di petto il problema dell’evasione fiscale: entro la fine del 2017 verrà redatta una black list europea che, superando le singole liste nere nazionali, identificherà e schederà i paradisi fiscali di tutto il mondo.

LA BLACK LIST. La Commissione europea sta già lavorando per stilare un elenco delle giurisdizioni fiscali non cooperative, di modo da fornire agli Stati membri uno strumento efficace e completo per combattere l’evasione e l’abuso dell’arbitraggio fiscale. La prima valutazione preliminare si è tenuta mercoledì 14 settembre; nell’occasione, sono stati identificati i Paesi terzi rispetto all’Unione europea che hanno caratteristiche tali da renderli “a rischio”, mostrando i segni di una scarsa compliance. Nei prossimi mesi, questi primi indagati verranno sottoposti a verifica, e potrebbero finire nella lista degli Stati che non rispettano le norme sulla fiscalità.

LE PRIME VALUTAZIONI. La valutazione stilata è, per ora, assolutamente neutrale, e non rappresenta un giudizio sui Paesi terzi messi sotto la lente: l’Ue si è infatti limitata ad analizzare le caratteristiche degli Stati attraverso alcuni indicatori oggettivi relativi alla loro economia, alle strutture giuridiche e istituzionali, ai legami con Bruxelles. Tali dati hanno permesso di posizionare i Paesi in una “classifica” che identifica il livello di rischio, per permettere poi una esame ulteriore e più dettagliato. Nell’ambito dei lavori per la stesura della black list, le recenti misure in favore della Tax transparency hanno fatto sì che ad alcuni fra i più “quotati” paradisi fiscali (per esempio Andorra, Liechtenstein, Principato di Monaco, San Marino e Svizzera) venisse garantito uno spazio a parte; ai fini dell’indagine, sarà importante l’adesione o meno degli Stati terzi al Common reporting standard, ossia l’adesione al sistema multilaterale di scambio automatico dei dati tra amministrazioni fiscali dell’Ocse.

UNO STRUMENTO EFFICACE. Perché un’unica black list? Attualmente, la materia dei paradisi fiscali è affrontata dagli Stati in modo autonomo e frammentario; tale situazione va a vantaggio di chi, sfruttando le asimmetrie tra i vari regimi, ne approfitta per mettere a frutto forme di pianificazione fiscale aggressiva. Per l’Unione è arrivato il momento di «prendere sul serio i propri impegni di governance a livello internazionale»: così il Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane Pierre Moscovici, che ha spiegato come la black list servirà per «trattare con i paesi terzi che rifiutano di adeguarsi alle norme», fornendo ai Paesi membri uno strumento efficace per difendersi dall’evasione, in particolare quando il dialogo fallisce.