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Imu, Tasi e Irap dominano la classifica delle imposte che nei primi sei mesi del 2014 hanno costretto le pmi italiane a ricorrere alle banche per pagarle. A rivelarlo è un sondaggio condotto dal Centro Studi di Unimpresa tra le 122 mila imprese associate che fotografa la situazione al 30 giugno 2014. Ben il 62,5% (pari a 76.200 imprese) degli interpellati ha ammesso di essere stato costretto a ricorrere a un finanziamento. Ad evidenziare le maggiori difficoltà sono stati i comparti produttivi che più di altri basano la propria attività sugli immobili: gli operatori turistici, (con in testa i proprietari di alberghi), le piccole industrie e fabbriche che hanno dei capannoni, e la grande distribuzione organizzata per i supermercati.

“Di fatto l’impresa si trova in una morsa, con fisco e credito che tagliano le gambe e chiudono le porte del futuro” ha commentato Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, sottolineando che questa situazione genera un triplo effetto negativo sui conti e sulle prospettive di crescita delle imprese e, alla lunga, anche sul gettito tributario per le ripercussioni sull’imposizione sia diretta (ad esempio l’Ires) sia indiretta (Iva).

“In questa fase drammatica per l’economia sarebbe opportuno mettere su una corsia preferenziale le misure necessarie a mettere il Paese in condizione di imboccare la ripresa economica” ha concluso Longobardi.