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Nel giro degli ultimi vent'anni, le tasse locali sono più chetriplicate. Stando infatti ai dati del rapporto Finanza pubblica e tasse locali del Centro studi di Confcommercio-Cer, nel 1995 le imposte ammontavano a 30 miliardi di euro, per poi toccare quota 103 miliardi nel 2015. A sua volta, è aumentata anche la pressione fiscale: non più al 40,3% come nel 1995, bensì al 47%.

PESANO RIFIUTI E IMMOBILI. A influire sarebbero soprattutto le tasse sui rifiuti e sugli immobili: entrambe hanno subito un’impennata negli ultimi quattro anni. Più nel dettaglio, i rifiuti sono aumentati del 50%, passando da 5,6 miliardi a 8,4 miliardi, mentre le tasse sugli immobili sono addirittura salite del +143%: da 9 miliardi nel 2011, agli attuali 23,9 miliardi del 2015.

LA PIÙ CARA È ROMA. Naturalmente la situazione varia di città in città. Roma, per esempio, è la più cara, insieme a Campobasso e Napoli. Tirerebbero invece il fiato gli abitanti di Trento, Bolzano e Cagliari. «Un imprenditore con un imponibile Irap pari a 50mila euro e imponibile Irpef pari a 50mila euro costretto a pagare 2.255 euro in più se vive a Roma rispetto a chi vive a Trento», precisa il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. «È una situazione iniqua. Non si può pagare per le inefficienze della pubblica amministrazione».

LE PREVISIONI PER IL 2016. La situazione non sembra migliorare nel 2016. Sebbene infatti le imposte sugli immobili scenderanno del 19% grazie alla riduzione della prima casa, le imposte locali su rifiuti e immobili toccheranno quota 27,8 miliardi di euro: +80% rispetto al 2011, quando il totale si aggirava sui 15,4 miliardi. «La via è una ed è obbligata», precisa Sangalli, «un controllo serrato della spesa in generale, applicazione rigorosa del criterio dei fabbisogni e dei costi standard, maggiore coordinamento tra i vari livelli di governo. Meno spesa pubblica e meno tasse è la ricetta di un Paese più dinamico e più equo che vuole tornare a crescere e che vuole scongiurare definitivamente il ricorso alle clausole di salvaguardia».