Sulla Tares ieri in Senato è stato raggiunto una sorta di compromesso o meglio di escamotage. La Tares entra in vigore ad aprile ma la prima rata di pagamento slitta di tre mesi a luglio. Uno slittamento che secondo molti serve a passare al prossimo Governo i nodi da sciogliere su questa tassazione e l’incombenza di rispondere alle molte critiche che su di essa si sono sollevate, ma soprattutto di evitare di parlare di un’ennesima nuova gabella in tempi di campagna elettorale. Ricordiamo infatti che secondo gli studi di Cgia di Mestre questa nuova imposta porterà nelle casse oltre 2 miliardi in più rispetto alle vecchie tasse sui rifiuti e a fronte di un calo della produzione di rifiuti urbani e a un aumento della raccolta differenziata e di cui circa un miliardo è legato alla possibilità per i comuni di ‘aggiungere’ dai 30 ai 40 centesimi a metro quadrato come addizionale a carico del titolare dell'immobile per la copertura di servizi comunali non legati ai rifiuti, ma come l’illuminazione delle strade. Concommercio ha così commentato: “Il rinvio da aprile a luglio del pagamento della prima rata della Tares appare come un compromesso dal sapore elettoralistico che sposta il problema senza risolverlo. La decisione del Senato ha poco senso e suona quasi come una beffa per i contribuenti che, tra i numerosi balzelli, dovranno comunque affrontare anche questa nuova tassa sui rifiuti e sui servizi comunali che dal primo gennaio sostituisce la Tarsu e le tariffe rifiuti Tia. E tutto fa pensare che si tratterà di una stangata visto che il Governo si aspetta dalla Tares maggiori entrate per i Comuni pari a 1 miliardo nel 2013 e 1 miliardo nel 2014, equivalenti a un incremento di 16 euro per abitante. Aumenti che vanno ad aggiungersi a quelli registrati negli ultimi 10 anni con la crescita del 57% delle tariffe rifiuti in Italia, quasi 23 punti in più rispetto all’Area euro”.