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L'Italia? Piace meno del Cile. O almeno questo vale per i talenti che nel Belpaese non vengono valorizzati e trattenuti. A dirlo è l'indice di competitività sviluppato da Adecco insieme con la business school Insead e che vede la Penisola al 36esimo posto sui 93 Stati presi in esame.

Presentato a Davos nell'ambito del World Economic Forum, la ricerca riflette la capacità di attirare, mantenere e far fiorire i talenti come elemento importante della competitività dei singoli Paesi.

SVIZZERA TOP. Al primo posto si piazza la Svizzera, davanti a Singapore, Lussemburgo, Stati Uniti, Canada, Svezia e Regno Unito.

La top 20 vede una massiccia presenza europea anche (Danimarca, Irlanda, Norvegia, Olanda, Finlandia, Germania e Belgio), ma a condannare l'Italia è soprattutto il sorpasso subito da Spagna, Francia e Portogallo. Tra chi fa meglio di noi dunque ci sono il Cile, il Qatar e l'Arabia Saudita.

FUGA DEI CERVELLI. «Per le aziende, ma anche per le economie nazionali, i talenti sono diventati la valuta principale della competitività», sottolinea lo studio nel confermare la correlazione tra performance economica di un Paese e la disponibilità di competenze e conoscenze globali.

Scorporando i dati, il 36esimo posto nella graduatoria complessiva deriva principalmente dalla 55esima piazza per la valorizzazione dei talenti e dalla 58esima per la capacità di attrarli. Va un po' meglio per la crescita (29esima) e la capacità di trattenerli (28esima).

Per le capacità professionali l'Italia è 14esima, ma scende al 40esimo per la conoscenza globale. Il primo provvedimento necessario sarebbe una normativa che promuova concorrenza, innovazione e fare impresa sul mercato.