Bassa natalità, emigrazione e un tasso di crescita che “ristagna” ben al di sotto della media nazionale. È la fotografia scattata dallo Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno che, dopo il forte calo nel biennio 2008-2009, segnala per il secondo anno consecutivo un tasso di crescita debole, fermo al +0,1% contro il +0,6% del Centro Nord. Il rapporto 2011 dello Svimez registra quindi un’Italia che percorre “strade diverse”. Tutte le regioni meridionali presentano valori inferiori al dato nazionale (Pil a +0,6%) e oscillano tra un minimo del -0,1% della Calabria e un massimo del +0,5% di Basilicata e Abruzzo; Molise e Campania segnano +0,1%, la Puglia +0,3%, Sicilia e Sardegna sono ferme. “Questo processo di declino – si legge nel rapporto - potrà essere interrotto solo con una adeguata domanda privata e pubblica capace di favorire una ripresa della produzione e un aumento di posti di lavoro stabili. Il rischio altrimenti è che la perdita di tessuto produttivo diventi permanente”.
Servono quindi misure ad hoc, differenti dalle ultime manovre approvate in questi due anni che l’associazione definisce “squilibranti”. Secondo le stime Svimez gli interventi peseranno sul prodotto interno del Meridione per 1,1 punti nel 2011, 3,2 punti nel 2012 e 2,1 nel 2013. “L'impatto della drastica strategia di rientro dal debito si prospetta nei prossimi anni con un duplice differenziato carattere squilibrante – scrive lo Svimez - Si va a incidere in modo drastico sulle risorse necessarie all'erogazione di servizi essenziali come la sanità, l'assistenza sociale, il trasporto pubblico locale e si rischia di deprimere la spesa in conto capitale”.
Tsunami demografico. A questa situazione economica si va ad aggiungere una crisi demografica che, l’associazione per il Sud Italia, definisce a “rischio tsunami”. Nei prossimi vent'anni lo Svimez calcola che il Mezzogiorno perderà quasi un giovane su quattro; gli under 30 al Sud saranno oltre due milioni in meno nel 2050, meno di cinque milioni. Gli over 75 passeranno dall'attuale 8,3% al 18,4.

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