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David Cameron

È rottura. Il vertice «salva-euro» di Bruxelles, quello che avrebbe dovuto riformare e rafforzare la governance economica europea, attraverso la modifica dei trattati costitutivi dell’Unione europea stessa (vedi il Trattato di Lisbona), si è concluso questa mattina, dopo una lunga notte, con uno strappo. La ferma opposizione della Gran Bretagna alle proposte franco-tedesche ha fatto saltare la possibilità di un accordo a 27. Si è così dovuto ripiegare su un accordo tra i 17 Paesi della zona euro più altri 6.

Molto duro il presidente francese Nicolas Sarkozy, per il quale «se oggi è nata un’Europa a due velocità è colpa della Gran Bretagna». A determinare la rottura, secondo Sarkozy, le condizioni «inaccettabili» poste da David Cameron. Il premier inglese avrebbe chiesto, secondo quanto afferma il collega francese, un protocollo allegato al trattato che esonerasse la Gran Bretagna dall’applicazione delle regole sui servizi finanziari. Una condizione «non accettabile – secondo l’asse franco-tedesca – poiché proprio da questo settore sono nati molti dei problemi dell’attuale crisi». Diversa, naturalmente, la posizione di Cameron secondo il quale le decisioni del summit Ue «non erano nell’interesse della Gran Bretagna e per questo motivo non sono state accettate». Il Regno Unito, ha affermato il premier inglese, «non rinuncerà mai alla propria sovranità». A far compagnia al Regno Unito contro l’accordo anche Svezia, Ungheria e Repubblica Ceca.

Il nuovo accordo
Non potendo riformare il Trattato di Lisbona si è giunti ad un accordo intergovernativo che prevede il rafforzamento della «disciplina di bilancio» dei 23 Paesi che vi aderiscono. L’accordo prevede uno sforamento strutturale massimo pari allo 0,5% del Pil, un maggiore automatismo delle sanzioni per i Paesi in deficit eccessivo (a meno di un’opposizione a maggioranza qualificata del consiglio). Inoltre, la regola del bilancio in pareggio verrà inserita nelle legislazioni nazionali.