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Sono concentrati perlopiù nel Nord Italia, arrivano soprattutto dai Paesi dell’Est e registrano un trend di crescita a due cifre. Sono gli imprenditori stranieri in Italia, nuovi cittadini che nel nostro Paese aprono conti correnti a fronte di un’apertura di nuove attività imprenditoriali. Se nel 2009 i cittadini immigrati correntisti delle banche italiane, i clienti small business erano il 3,2%, nel 2010 sono saliti al 4,2% (per un totale di 37.330, +25%). Una tendenza non solo in Italia, ma generalizzata anche ad altre nazioni: secondo i dati Ocse sono proprio gli stranieri i più propensi a mettersi in proprio nella maggior parte dei Paesi avanzati. Per via delle difficoltà indotte dalla crisi, i migranti in Italia riorganizzano le proprie attività e di conseguenza modificano la gestione del proprio risparmio.
I dati appena forniti sono il frutto del primo anno di attività dell’Osservatorio nazionale sull’inclusione finanziaria dei migranti, un progetto pluriennale (con scadenza a giugno 2014), nato dalla collaborazione fra l’Associazione bancaria italiana (Abi) e il ministero dell’Interno e che presenterà i suoi primi risultati in occasione di un convegno a Roma lunedì 12 novembre.
Tre le aree di indagine nel primo anno di attività dell’Osservatorio: il lato dell’offerta col coinvolgimento delle banche italiane e di BancoPosta; il lato della domanda con questionari rivolti a un campione rappresentativo di migranti nelle città di Milano, Roma e Napoli; l’imprenditoria tramite l’analisi di tutte le imprese condotte da immigrati presenti in quattro territori campione (Milano, Bergamo, Brescia e Roma), e focus group dedicati all’imprenditoria femminile.

IMPRENDITORIA PER L’INSERIMENTO SOCIALE. Secondo il Centro studi di politica internazionale – a cui è stato affidato il progetto dell’Osservatorio – l'imprenditoria dei nuovi cittadini costituisce un percorso particolare di inserimento sociale ed economico. Le catene migratorie agiscono infatti da catalizzatori per l’occupazione e l’integrazione sociale dei membri della propria comunità, agevolano il passaggio di informazioni e di conseguenza favoriscono l’imprenditorialità. Secondo i dati Istat 2011, il totale degli stranieri in Italia ammonta a 4,2 milioni, il totale degli imprenditori conta invece 415.534 unità (336.583 nel 2010), raggiungendo una propensione media all’imprenditoria di circa il 10%.

DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA. Il panorama imprenditoriale legato all’immigrazione nel nostro paese è composito, con un marcato rapporto con il territorio e comportamenti finanziari molto diversificati in base alla nazionalità. Nel segmento small business , in termini di distribuzione geografica, si conferma una maggiore concentrazione di conti correnti presso le banche nel Nord Italia, pari al 67%; il 34% sono concentrati nel Centro, il 5% al Sud. Cinesi, egiziane, albanesi, macedoni e pakistane le comunità di imprenditori più vivaci nel rapporto con le banche. Quasi un terzo dei conti correnti del segmento small business – migranti (il 28%) è intestato ad un’imprenditrice donna.

IMPRESE GIOVANI. Le imprese il cui titolare è un migrante sono relativamente giovani (hanno quasi tutte meno di dieci anni) e il fenomeno ha iniziato a mostrare segni di pro-attività e livelli di integrazione socio-economici tali da permettere l’avvio di attività economiche imprenditoriali di maggiore complessità. Secondo l’Osservatorio, il suo rafforzamento potrebbe costituire un’opportunità anche in termini di contributo alla ripresa e al processo di internazionalizzazione del sistema economico del Paese.