Stati Uniti © Getty Images

A poche ore dal default, gli Stati Uniti si salvano dal collasso economico. Alle 22.12 di Washington (le 4.12 del mattino in Italia) la Camera ha votato l’intesa raggiunta tra i capigruppo Harry Reid (democratico) e Mitch McDonnel (repubblicano) che riapre lo Stato federale fino al 15 gennaio e rifinanzia il debito del Paese fino al 7 febbraio. Un accordo che rimette in moto gli Stati Uniti riportando al lavoro gli statali già da oggi.
Secondo molti si tratta solo di una tregua di qualche mese. E c'è chi teme che tra qualche settimana si riparta daccapo con il muro contro muro nei palazzi di Washington. Tuttavia, questo cruciale passaggio per la politica americana potrebbe aver lasciato il segno. Il partito repubblicano, riporta l’agenzia Ansa , si è spaccato clamorosamente con 87 che hanno detto sì all'accordo, e ben 144 che hanno votato contro. I sondaggi parlano chiaro: alla stragrande maggioranza degli americani non è andata giù che, per tentare di bloccare la Obamacare (la riforma della sanità) gli estremisti fossero disposti a lasciare senza paga 800 mila statali e a portare l'intero Paese sull'orlo del baratro.

DANNI PER 24 MILIARDI. Il solo shutdown, durato 16 giorni, è costato caro agli Stati Uniti. Standard & Poor's stima che il prezzo che l'economia americana dovrà pagare per la chiusura del governo è di almeno almeno 24 miliardi di dollari. E non solo: c'è da considerare un taglio del Pil nel quarto trimestre che dovrebbe aggirarsi sullo 0,6%. L'agenzia di rating, quindi, rivede la sua stima di crescita annuale degli Stati Uniti, portandola dal 3% al 2%.