Standard and Poor’s: l’Italia rischia una crisi come quella greca

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L’ennesimo allarme economico per l'Italia arriva dal report sui rating dei paesi dell’Eurozona realizzato dall’agenzia americana Standard and Poor’s, secondo cui il nostro Paese è l’unico Stato sovrano con prospettive negative. Addirittura c’è il rischio di una crisi simile a quella che ha colpito la Grecia nell’estate del 2015. Le ragioni sono le solite: un debito pubblico alle stelle, una crescita debole, il rallentamento dei prestiti bancari, la propensione dei privati al risparmio piuttosto che all’investimento, un mercato del lavoro decisamente poco in salute e un tessuto produttivo rigido. Basti pensare che dal 2016 a oggi l’economia dell’intera area Euro è cresciuta in termini reali del 10,6%, mentre la nostra solo dello 0,6%. Ad aggravare il tutto c’è l’incapacità dei nostri politici di affrontare queste criticità. Anzi, i nostri decisori, con le loro scelte di questi ultimi mesi, non hanno fatto altro che aggiungere benzina sul fuoco. “Dopo aver vinto le elezioni del marzo 2018, l’attuale coalizione di governo ha velocemente congelato le modeste iniziative di riforma e ha iniziato a contrastare la Commissione europea nel suo mandato di vigilare sull’osservanza da parte degli Stati membri della regolamentazione fiscale dell’Unione” si legge nel report.

Standard and Poor’s mette in guardia l’Italia

Una controversia, quella con Bruxelles, che rischia di fare davvero male all’Italia: anche nel tracollo greco del giugno di quattro anni fa, infatti, hanno giocato un ruolo molto importante i disaccordi con la Ue, che hanno avuto conseguenze sul settore privato dell’economia e sulle basi di finanziamento del sistema bancario. È vero però che l’economia della Grecia è molto più piccola della nostra: il 2% del Pil dell’Eurozona contro il nostro 15%. Bisogna dunque capire se gli effetti saranno gli stessi. Al momento per l’Italia non c’è “uno scenario da crisi del debito pubblico. Tuttavia in uno scenario alternativo in cui i policymaker perseguano soluzioni non ortodosse – come l’introduzione di una valuta parallela o di misure di bilancio senza copertura finanziaria, per eludere i vincoli fiscali stabiliti dai trattati Ue – l’adesione dell’Italia all’area Euro potrebbe essere messa in discussione. In extremis, potrebbe verificarsi una nuova crisi di fiducia come quella avvenuta in Grecia nel giugno 2015” sentenzia Standard and Poor’s.