Standard&Poor’s: outlook negativo per l’Italia

L’agenzia internazionale Standard&Poor’s esprime perplessità in merito alla situazione economica dell’Italia. Nell’ultimo rating, infatti, S&P conferma per il nostro Paese un voto medio-basso, a due gradini dal non investment grade. Per quali ragioni? Essenzialmente a causa delle azioni e dei piani del governo, che non fanno ben sperare per la crescita futura della nostra economia. “Le impostazioni programmate di politica economica e fiscale del governo hanno eroso la fiducia degli investitori, come riflesso da un aumento del rendimento sul debito pubblico. Ciò a sua volta sta influenzando negativamente l’accesso delle banche al finanziamento del mercato dei capitali e, in misura minore, il loro coefficiente patrimoniale regolamentare” si legge nel report. E, infatti, se nelle precedenti stime l’aumento del Pil per il 2018 era del +1,5%, ora si parla solo di un +1,1%. Non solo. La manovra appena varata e il decreto fiscale hanno spinto l’agenzia a mutare l’outlook, che ora è diventato negativo: il timore è che il debito pubblico aumenti ulteriormente, ostacolando la ripresa del settore privato.

Il rating di Standard&Poor’s piace solo al governo

Ricordiamo che il rating di Standard&Poor’s valuta la capacità di uno Stato di pagare o meno i propri debiti e di far fronte agli impegni presi nei confronti dei creditori. I giudizi vanno da “AAA”, che indica il massimo grado di solvibilità di una nazione, a D che indica invece lo stato di una società insolvente. Ebbene, all’Italia viene assegnato un BBB, ossia un rating medio-basso: dietro di noi ci sono solo Portogallo, Russia e Bulgaria. Un dato di cui gioisce solo il governo. “Le agenzie di rating non misurano il benessere dei cittadini di un Paese, ma chi aspettava Standard&Poor’s per continuare a remare contro il governo oggi ha avuto una brutta sorpresa. Il rating dell’Italia è stato confermato. Andiamo avanti! Il cambiamento sta arrivando”, ha commentato Luigi Di Maio.