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Se Milano non appartenesse allo Stato Italiano, avrebbe un indice di affidabilità pari ad A+: più elevato di tutte le altre città del nostro Paese, ma anche di realtà straniere come Madrid o Lione. A stabilirlo è l’agenzia di rating Standard & Poor’s sulla base dell’indicatore Stand Alone Credit Profile: l’indice indica il grado di affidabilità della città presa in esame, ossia la sua capacità di rimborsare i debiti, senza però prendere in considerazione l’appartenenza della città a uno Stato o a un comune. Da qui, il paradosso: se si considerasse anche l’appartenenza allo Stato italiano, Milano avrebbe un BBB- contro il BBB+ di Roma. Se venisse invece presa isolatamente, l’indicatore milanese diventa A+. «Milano è in buona salute con un’amministrazione stabile in grado di garantire le condizioni di una crescita ulteriore ma sconta, come ogni altra città italiana, il fatto di essere un ente a sovranità limitata, non avendo piena autonomia impositiva e di riscossione», è il commento dell’agenzia di rating.

FEDERALISMO? NO GRAZIE. «Milano è una realtà che si distacca dal modello tradizionale degli altri comuni italiani. Siamo un Paese dove esiste una forte segmentazione e il Governo devi porsi il problema», commenta Roberto Tasca, assessore al Bilancio, che però esclude qualsiasi ipotesi di avventure federalistiche: «Noi ci stiamo muovendo per governare bene la casa. Certo, non ci muoveremo verso Roma. Ma governare bene la casa dipende da quello che si ha in casa. Bisogna solo capire se in prospettiva la casa va allargata». L’auspicio di Tasca è «che alcune risorse che prendono una destinazione regionale si fermino qui».