Era il 26 gennaio scorso: Tsipras saliva al potere osannato dal popolo greco © Getty Images

Sarà il "Greferendum" a decidere le sorti di Atene e del piano di aiuti dall'Europa. A ormai oltre 48 ore dal mancato pagamento di 1,55 miliardi al Fmi, l'Eurogruppo su pressione della Germania ha detto no a nuove discussioni. A decidere tra l'erogazione di 7,2 miliardi di euro alle condizioni imposte dall'Ue o il default ellenico - con tutte le conseguenze ancora difficilmente immaginabili per l'Europa e la moneta unica - sarà il popolo greco nella consultazione di domenica.

Nel frattempo è arrivato un nuovo downgrade da parte di Moody’s (dopo S&P’s e Fitch), che ha retrocesso il rating sovrano a Caa3 da Caa2. Anche l’agenzia Dbrs ha deciso di declassare ulteriormente la Grecia a CC. Nel pomeriggio di ieri 1 luglio il premier Tsipras ha fatto un discorso alla nazionale confermando il referendum per il 5 luglio ma chiedendo il voto per il no: «Il no è un passo decisivo per un accordo migliore al quale miriamo da lunedì, dopo il referendum», ha detto. «I greci non possono accettare ricatti. Questa situazione non durerà per molto. Salari e pensioni non andranno persi. Da parte nostra noi cercheremo di rifiutare ciò che il memorandum ci chiede, cercheremo di fare il possibile, per avere condizioni migliori, più positive».

«Non ci sono gli elementi per ulteriori negoziati a questo punto. Non ci saranno colloqui nei prossimi giorni su proposte di accordi finanziari. Aspetteremo il risultato del referendum e ne prenderemo atto», ha chiosato il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem. «Non ci sono margini per un'estensione del programma».