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Il progetto Confindustria per l'Italia, 2013-2018

Il progetto Confindustria per l'Italia, 2013-2018 Torna a Squinzi: “Dai partiti poca attenzione all’economia reale”
Mercoledì, 23 Gennaio 2013

1. La terapia d'urto
L’Italia ha bisogno di una vera e propria terapia d’urto, che deve segnare una forte discontinuità e produrre effetti economici immediati. Dobbiamo rendere nuovamente competitive le nostre imprese, abbattendo i costi e sostenendo gli investimenti. Occorre:

- dare ossigeno alle imprese con il pagamento immediato di 48 miliardi di debiti commerciali accumulati da Stato ed enti locali, che sono debito pubblico occulto;
- tagliare dell’8% il costo del lavoro nel manifatturiero e cancellare per tutti i settori l’IRAP che grava sull’occupazione;
- lavorare 40 ore in più all’anno, pagate il doppio perché detassate e decontribuite;
- ridurre l’Irpef sui redditi più bassi e aumentare i trasferimenti agli incapienti;
- aumentare del 50% gli investimenti in infrastrutture;
- sostenere gli investimenti in ricerca e nuove tecnologie;
- abbassare il costo dell’energia.

Le risorse - Queste misure, se attuate tutte e subito, mobiliteranno 316 miliardi di euro in cinque anni.
COME
- rendendo efficiente la burocrazia e tagliando e razionalizzando la spesa pubblica;
- dismettendo e privatizzando una parte del patrimonio pubblico;
- armonizzando gli oneri sociali;
- riordinando gli incentivi alle imprese;
- aumentando del 10% l’anno gli incassi dalla lotta all’evasione fiscale;
- armonizzando le aliquote ridotte Iva in vista di rimodulazioni in ottica UE e per reperire risorse per ridurre l’IRPEF sui redditi più bassi.

2. Le riforme
A questa terapia si deve necessariamente accompagnare un processo di riforme da avviare contestualmente e senza ritardo, sul quale ci aspettiamo che tutte le forze politiche prendano un impegno, perché è ora di cambiare il volto del Paese. A partire dalle Istituzioni.
Abbiamo bisogno di un'Italia veramente liberale, di uno Stato che arretri nel suo perimetro, lasci spazio ad una sana concorrenza dei privati e che per primo applichi la legge, pagando i propri debiti e rispettando i diritti dei cittadini e delle imprese. È necessario:
- riformare il Titolo V della Costituzione riportando allo Stato le competenze su materie di interesse nazionale e riducendo i livelli di governo, per rendere finalmente gestibile il nostro Paese;
- riorganizzare la Pubblica Amministrazione, che deve essere al fianco delle imprese e non invece contro di loro;
- affermare lo stato di diritto, tutelando cittadini e imprese dagli abusi compiuti da qualunque organo pubblico;
- ridurre le regole, perché non è con più regole che si rilancia l’economia;
- semplificare per rimuovere tutti gli ostacoli al fare impresa;
- rendere effettivamente flessibile il mercato del lavoro;
- ridurre il peso del fisco sulle imprese e migliorare i rapporti tra i contribuenti e l’Erario.

Creare insomma un nuovo contesto, che assecondi le attività delle imprese e non le ostacoli.

gli effetti economici - Con le nostre misure:
- il tasso di crescita si innalzerà al 3%; il Pil aumenterà in cinque anni di 156 miliardi di euro (al netto dell’inflazione), +2.617 euro per abitante;
- l’occupazione si espanderà di 1,8 milioni di unità, il tasso di occupazione salirà al 60,6% nel 2018 dal 56,4% del 2013 (+4 punti percentuali) e il tasso di disoccupazione scenderà all’8,4% dal 12,3% atteso per il 2014;
- il peso dell’industria tornerà al 20% del valore aggiunto dell’intera economia, dal 16,7% attuale, gli investimenti balzeranno del 55,8% cumulato (+66,4% quelli in macchinari e mezzi di trasporto, +44,7% quelli in costruzioni) e l’export si innalzerà del 39,1%, arrivando al 36,7% del Pil;
- il reddito medio delle famiglie che vivono di lavoro dipendente nel 2018 sarà più alto di 3.980 euro reali;
- l’inflazione rimarrà attorno all’1,5%; la produttività aumenterà di quasi l’1% medio all’anno;
- il deficit pubblico diventerà un consistente surplus, il debito cadrà al 103,7% del Pil, ben sotto il 111,6% richiesto dai patti europei (129,2% nel 2013, compresi 48 miliardi di debiti commerciali della Pa alle imprese), la pressione fiscale scenderà dal 45,1% al 42,1% e le spese correnti al netto degli interessi dal 42,9% al 36,9%.

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