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Lo split payment ha un prezzo molto alto per le imprese italiane: 230 milioni di euro. A tanto ammonta, secondo una rilevazione di Confartigianato, l’impatto del meccanismo introdotto con la Legge di Stabilità 2015, in base al quale gli enti pubblici versano l’Iva delle fatture delle imprese fornitrici di beni e servizi direttamente all’erario e non più alle imprese stesse.

Nel dettaglio Confartigianato calcola un impatto sulle imprese composto da 155 milioni di maggiori oneri finanziari connessi al credito che si genera in capo alle imprese e che sarà rimborsato dall’Agenzia delle entrate dopo circa sei mesi dalla richiesta; a questi si aggiungono 55 milioni legati alla mancata liquidità nel periodo che intercorre tra il precedente incasso dell’Iva e il suo versamento; e, infine, 21 milioni di euro per oneri burocratici connessi con la pratica dell’istanza di rimborso.

Le imprese interessate dai maggiori costi derivanti dallo split payment è stimato in 188 mila, da cui discende un maggiore costo per impresa interessata di 1.224 euro. Il provvedimento relativo allo split payment è finalizzato ad un recupero di evasione per 988 milioni di euro, ma determina, secondo Confartigianato, una forte distorsione sul mercato: per 4 euro di Iva recuperata dagli evasori fiscali si carica più di 1 euro di maggiori costi sulle imprese fornitrici della P.a.