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Tempo di bilanci per Carlo Cottarelli che, dopo un anno come Commissario per la Spending Review, si prepara a tornare in America: dalla sua famiglia, ma anche al suo lavoro presso il Fondo Monetario Internazionale.

Intervistato dal Corriere della Sera , Cottarelli valuta l’esperienza italiana positivamente, assegnandoli un voto pari a otto. Ma non nega le difficoltà. «E' stato l’incarico professionale più duro della mia vita, insieme a quello di capo della missione Fmi in Turchia con una crisi economica profonda», spiega al Corriere . «Il commissario agisce come un battitore libero,il che ha dei vantaggi. Ma era la prima volta che mi ritrovavo in una situazione del genere. Non avevo un dipartimento da dirigere. Avevo qualche collaboratore, persone part time. Un pensionato della Banca d’Italia, un pensionato della Corte dei Conti…».

QUANTI OSTACOLI. E se, quando c’erano intoppi, Cottarelli poteva contare sull’aiuto dei ministri dell’Economia Fabrizio Saccomanni e Pier Carlo Padoan, lo stesso non si può dire nei riguardi dei capi di gabinetto e degli uffici legislativi. Stando a quanto dichiarato, da lì sarebbero infatti provenute le resistenze maggiori: «Costituiscono un gruppo omogeneo, in cui è difficile entrare, con cui è difficile interagire. Spesso molti documenti non mi venivano dati. Non per cattiva intenzione, ma perché non facevo parte della struttura. Dopo una, due, tre settimane venivo a sapere le cose. Questa è un’enorme difficoltà», ammette Cottarelli.

Il commissario escludela possibilità che venga eletto un suo successore: «Dopo un periodo di spinta, che penso di aver dato, quest’attività deve rientrare nell’amministrazione».

Nessun rimpianto, infine, per la proposta (mai passata) di tagliare le pensioni d’oro, per recuperare 3 miliardi in tre anni: «E' chiaro che c’è stata la scelta politica di non incidere sulle pensioni. Il ruolo del commissario è avanzare propose e io non potevo non farlo in un’area, le pensioni, che tocca i 270 miliardi. È una cifra semplicemente troppo grossa per essere ignorata».