Mario Monti © GettyImages

I 4,2 miliardi di euro annunciati a fine maggio non bastano, ne servono molti di più. Il tema esodati, che il governo preferisce chiamare “salvaguardati”, e il terremoto in Emilia, Lombardia e Vento richiederà uno sforzo aggiuntivo allo Stato che si appresta ad attuare un piano di tagli per “liminare gli sprechi senza ridurre i servizi”. Il provvedimento, già noto come spending review, si articolerà in tre fasi e comporterà la riduzione del 10% dei dipendenti pubblici e del 20% dei dirigenti della pubblica amministrazione attualmente in servizio. La conferma arriva direttamente dal vice ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, nel giorno in cui il presidente del Consiglio, Mario Monti (nella foto ), ha illustrato a Enti locali e Parti sociali un intervento che “non è una nuova manovra di finanza pubblica” ma “un'operazione strutturale”. Secondo l’agenzia Reuters , Grilli ha confermato il primo decreto per questa settimana per rendere effettivi i tagli. I tempi sono stretti perché l'Italia resta "sorvegliata speciale a livello europeo", ha aggiunto.

LE TRE FASI. La prima è già in corso e riguarda il taglio del personale che lavora alla presidenza del Consiglio e al ministero dell'Economia deciso il 15 giugno scorso. La seconda riguarda il decreto da approvare in settimana, mentre la terza si concentrerà sulla riorganizzazione delle amministrazioni periferiche attraverso "un nuovo decreto da presentare tra qualche settimana", scrive la Cgil su Twitter.
Il taglio di dirigenti e dipendenti, ha illustrato il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, avverrà attraverso la verifica delle piante organiche e "solo dopo sarà possibile selezionare e modulare l'intervento attraverso la messa in mobilità per 24 mesi" dei dipendenti con l'80% dello stipendio. Se al termine della mobilità non sarà possibile procedere al ricollocamento, il dipendente in esubero perderà il posto. Tuttavia, fonti presenti alle riunioni, riprese da Reuters , spiegano che il governo non esclude di favorire il processo di uscita dalla pubblica amministrazione attraverso deroghe ai nuovi requisiti pensionistici previsti dalla riforma del ministro Elsa Fornero. I sindacati si dicono pronti allo sciopero generale.