Solo lo spettro cinese poteva spingere l'Europa ad unirsi. Germania, Italia e Francia qualche giorno fa hanno scritto una lettera al commissario europeo per il Commercio Cecilia Malmström, rivelata dal Sole 24 ore , per chiedere un sistema di protezione europeo per difendere le aziende ad alta tecnologia dallo shopping di Pechino. Il principio chiesto: se non c'è reciprocità negli affari, alla Cina deve essere impedito di espandersi selvaggiamente.

A lanciare l'accordo erano state Italia - per difendere il settore dei cavi hi tech e Prysmian - e Francia nel vertice bilaterale di Maranello dello scorso agosto, cui poi si è aggregata la Germania, ancora toccata dallo scippo dei robot Kuka. Finalmente l'Europa si ritrova unita per difendere i propri interessi dopo che «in pochi anni, investitori non Ue hanno acquisito numerose imprese europee con competenze tecnologiche strategiche». «Siamo preoccupati per la mancanza di reciprocità», scrivono i ministri nel testo, «un contesto di regole squilibrate priverebbe l’Europa di competenze e know how fondamentali per la manifattura. Non solo. «La stessa preoccupazione riguarda gli appalti pubblici, settore nel quale le imprese europee ancora fronteggiano grandi difficoltà di accesso in alcuni Paesi».

Ma forse è già troppo tardi, come dimostra il caso Peugeot-Opel. La casa francese, ma controllata al 14% da DongFeng, socio paritario della famiglia e dello Stato transalpino, ha allacciato i rapporti con General Motors per rilevarne le attività europee. Uno smacco a Fiat Chrysler che aveva messo gli occhi su Opel da tempo - ma ora Sergio Marchionne potrebbe tornare all'assalto sul tema della fusione Fca-Gm - e un duro colpo all'immagine di Angela Merkel, a pochi mesi dalle elezioni. Quanto durerà l'alleanza tra le tre grandi rimaste nell'Ue dopo la fuga del Regno Unito con la Brexit?