© Getty Images

«Berlusconi con questa storia non c’entra niente. Sono solo barzellette»: a gettare acqua sul fuoco è il premier Matteo Renzi.

In molti, infatti, hanno subito letto un legame tra l’ex premier Berlusconi e la decisione, annunciata al Parlamento dal sottosegretario all’Economia Luigi Casero, di rinviare a maggio il decreto sulle sanzioni penali del fisco. Norma “salva Berlusconi” compresa.

Ma Renzi assicura: «Sono 70 anni che il sistema fiscale non funziona, si può aspettare altre tre settimane per non fare pasticci ed evitare che accadano schifezze».

LAVORO SUPPLEMENTARE. La ragione del rinvio, dunque, sarebbe squisitamente tecnica: sei mesi di tempo in più aiuterebbero a studiare meglio il testo e raggruppare i vari decreti attuativi per aree omogenee.

Il 20 febbraio, dunque, si discuterebbe solo il capitolo riguardante “il fisco come consulente”, per usare un’espressione del premier Renzi, che ricomprende: fatturazione elettronica, nuovo regime fiscale, internazionalizzazione delle imprese, adesione cooperativa. La loro entrata in vigore sarebbe prevista per il 1 giugno.

ACCERTAMENTI E RISCOSSIONI. Tutta l’altra parte, ossia quella del “fisco come giudice”, attinente a accertamenti, riscossioni, abuso di diritto, slitta a maggio per entrare poi in vigore a settembre. Tre mesi aggiuntivi serviranno all’esecutivo per presentare i provvedimenti, gli altri tre verrebbero invece utilizzati dalle Camere per l’approvazione.

«Questo ci permetterà di avere a disposizione i tempi maggiori possibili per dialogare con il Parlamento e con il Paese su questi temi, che sono complessi», ha spiegato Casero, «e speriamo che un periodo più lungo ci possa permettere di arrivare a un provvedimento il più condiviso possibile».