Dura da oltre dieci anni la guerra dei marchi tra Sky e Skype

Due lettere non possono fare la differenza. Il Tribunale della Corte dell’Unione Europea ha respinto il ricorso dell’operatore Voip, confermando che il marchio Skype non può essere registrato a livello comunitario. La ragione sarebbe da ricercarsi nell’«esistenza di un rischio di confusione tra i segni figurativo e denominativo Skype e il marchio denominativo Sky». La somiglianza tra i due brand sarebbe infatti “visiva, fonetica e concettuale", come riportato dalla nota ufficiale.

Il Tribunale ha infatti sottolineato come, foneticamente, la vocale "y" sia tanto breve nel termine Skype quanto nel termine Sky. Dal punto di vista visivo, la parola Sky è poi chiaramente identificabile nel termine Skype, pur costituendo quest’ultimo un’unica parola. Infine, ci sarebbe un problema di immaginario: «L'elemento Sky nel termine Skype può essere certamente identificato dal pubblico di riferimento, anche se il rimanente elemento 'pe' non ha significato proprio». È possibile che, a questo punto, Voip decida di impugnare la sentenza dinanzi alla Corte.

La diatriba, d’altronde, va avanti da oltre dieci anni: era il 2004 quando Skype ha chiesto di all'Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (Uami) di essere registrato come marchio comunitario per apparecchiature audio e video, prodotti di telefonia e di fotografia nonché per servizi informatici legati a software o alla creazione o all'hosting di siti Internet. Tra il 2005 e il 2006 è arrivata però la contestazione di Sky Broadcasting Group: il player ha sollevato il pericolo di confusione tra i marchi, ricordando che quello Sky era stato registrato prima, ossia nel 2003, peraltro per la stessa categoria di prodotti e servizi. Il dibattito si è trascinato fino ad ora, in un susseguirsi di condanne (di Skype) e ricorsi. Se Voip dovesse impugnare anche quest’ultima sentenza e perdere, sarà costretta a cambiare marchio.