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Francesco & Francesco

Francesco & Francesco Torna a Si fa presto a dire (povero) Francesco
Venerdì, 27 Settembre 2013

Professore, nei discorsi di papa Francesco si rinvengono continui riferimenti economici, il che potrebbe non essere considerato un fatto casuale visto che la moderna economia affonda le radici nella storia dell’ordine francescano.

Vero, perché proprio intorno al 1300 i francescani ereditano dalla scuola cistercense quello che allora venne definito l’imbarazzo della ricchezza: i conventi, soprattutto del Sud della Francia, erano diventati molto ricchi grazie alle donazioni e alla produttività interna, mentre tutt’intorno molta parte della popolazione soffriva la fame. Nasce da qui la necessità di ridistribuire tale ricchezza, di farla circolare, dando vita di fatto all’economia civile di mercato. Non a caso è dal sorgere del concetto di bene comune e della divisione del lavoro che nascono l’Umanesimo e il Rinascimento proprio all’interno dei Comuni italiani e non altrove.

I francescani, quindi, come economisti?

Perché i frati che abitavano nei conventi, all’interno delle città, diversamente dai monaci, che si ritiravano nei monasteri, in solitudine, vivevano direttamente le problematiche della vita sociale, quindi anche economica. E meglio di tutti si rendevano conto di cosa servisse al tessuto cittadino per meglio prosperare e non cadere nella miseria, nel bisogno. La ricchezza da loro avversata è quella dall’accumulazione del denaro fine a se stessa, mentre la povertà è distacco dai beni terreni. In tale quadro la povertà è una virtù, la miseria un vizio.

In che misura ha a che fare con la moderna teoria sulla cosiddetta decrescita felice?

Non scherziamo! Si tratta solo di una via di fuga: come dimostra l’attualità, la decrescita è solo infelice… I francescani hanno sempre propugnato la crescita, che però fosse sempre civile e inclusiva, mentre il capitalismo degli ultimi decenni è stato estrattivo e esclusivista…

Dai suoi discorsi papa Francesco sembra ben consapevole della portata “economica” che la scelta del suo nome comporta.

Certamente non è un economista, e non ha padronanza dei termini, ma sta dando prova di condividere appieno il punto di vista degli economisti francescani. Devo ammettere che si tratta di concetti che cominciano a passare anche in altri contesti: sono ormai tantissime le istituzioni economiche e finanziarie che mi chiedono di tenere presso di loro delle conferenze, dalla City di Londra alla Goldman Sachs, all’interno delle quali certi concetti cominciano a fare breccia.

Secondo lei, quanti osannano attualmente papa Francesco si rendono conto della portata che comporta la scelta di questo nome?

Ancora no, ma se ne accorgeranno presto.

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