Angela Merkel, Mario Monti © GettyImages

Il cancelliere, Angela Merkel, e il premier Mario Monti a colloquio. Sulla destra il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy; con un "qui stiamo facendo cose serie" ha vietato la trasmissione della semifinale Italia-Germania al vertice europeo

Italia, Spagna e Germania: tre Paesi protagonisti del finale di Euro 2012, ma anche e soprattutto dell’esito del vertice di Bruxelles che ha definito un piano favorevole all'Italia per la crisi dell’eurozona. È un parallelismo insolito quello tra calcio ed economia che ritorna più e più volte in questi giorni di fine giugno. Si è parlato di “girone del debito”, quello di qualificazione alla fase finale di Euro 2012 e composto da Croazia, Italia, Spagna, Irlanda (questi ultimi tre fra i più colpiti dalla crisi); si è parlato di Italia-Germania giocando sul doppio significato del termine “rigore”; e probabilmente si parlerà di Italia-Spagna di domenica 1° luglio come la “finale del debito” tra due Paesi che stanno subendo più di tutti in Europa il giudizio dei mercati finanziari. Ma Italia e Spagna sono stati protagonisti anche del vertice del Consiglio europeo che ha visto il fronte comune del premier italiano, Mario Monti, e quello spagnolo, Mariano Rajoy, contrapposto alla linea del cancelliere Angela Merkel.

I DUE SUPERMARIO. Mentre un Mario (Balotelli), faceva impazzire una Germania, un altro Mario (Monti) metteva in crisi la tedesca Merkel con una minaccia di veto da parte di Roma e Madrid sull'intero pacchetto di misure del Summit europeo (compreso il piano crescita per 120 miliardi), un’ipotesi che avrebbe messo in crisi non poco l’intera stabilità dell’Unione. E così, dopo 13 ore di negoziati, il cancelliere ha dovuto piegarsi proprio come poche ore prima avevano fatto i giocatori guidati dal ct, Joachim Loew: i Paesi membri dell'eurozona hanno raggiunto un accordo sul Patto per la crescita, la ricapitalizzazione diretta delle banche ed il meccanismo anti-spread.

I PUNTI DELL’ACCORDO, SUCCESSO PER L’ITALIA. L’Eurozona avrà così un meccanismo per stabilizzare i mercati e soprattutto calmierare i tassi di interesse dei Paesi virtuosi, uno scudo anti-spread punto sul quale Mario Monti aveva insistito, pur tuttavia precisando che al momento l'Italia non intende utilizzare. L'Eurogruppo del 9 luglio dovrà definire i dettagli del meccanismo che attraverso il Fondo salva-Stati (l'attuale Efsf e il futuro Esm) dovrà tenere a bada i tassi di interessi dei paesi 'virtuosi'.

INTESA ITALIA-SPAGNA. L'accordo, come riassume l’agenzia Ansa , è frutto di una tattica diplomatica senza precedenti: Monti, affiancato da Rajoy, minaccia di bloccare l'intero vertice fino a quando non sarà loro concesso quanto chiedono: entrambi vogliono abbassare la febbre dello spread ed entrambi sono d'accordo nel chiedere che le banche spagnole siano ricapitalizzate direttamente e che l'Esm non abbia più lo status di creditore privilegiato, che fa fuggire gli altri investitori. Inoltre, bloccando il varo del pacchetto crescita da 120 miliardi, spingono la Francia di François Hollande - che si è intestata il piano - a premere ancor di più su una Angela Merkel “irritatissima” con lo spagnolo, ma soprattutto con l'italiano. La strategia funziona e al termine del negoziato, all'alba, Monti afferma: “E' stato molto utile perché abbiamo deliberato misure soddisfacenti per la stabilità dell'euro”. Si tratta di un'intesa “molto positiva” per l'Europa, aggiunge, anche perché sul fronte crescita si afferma il “ruolo molto importante riconosciuto agli investimenti pubblici, la forte valorizzazione del mercato unico” e anche un accenno agli eurobond.