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La sharing economy fa proseliti. Stando infatti alle due ricerche Sharing economy: la mappatura delle piattaforme italiane 2015 e Il crowdfunding in Italia. Report 2015: statistiche, piattaforme e trend presentate nel corso dell’evento milanese Sharitaly, nel giro di un solo anno le piattaforme italiane di economia collaborativa sono cresciute del +35,5% passando dalle 138 unità nel 2014 all’attuale 187 totale. Nel computo rientrano anche le realtà internazionali con sede in Italia. Di queste 187, 118 sono piattaforme di sharing (+21,6% rispetto al 2014) mentre le restanti 69 sono siti di crowdfunding (+68,2%).

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LA SHARING ECONOMY. I settori coinvolti nella sharing economy sono sostanzialmente 12: il comprato maggiore è rappresentato da i trasporti, che copre 19% delle realtà prese a campione. Seguono lo scambio di beni di consumo(15%), il turismo (15%), l’alimentare (9%). Per la prima volta, inoltre, debutta nel business anche la cultura (9%). «La crescita coinvolge tutti i comprati, a dimostrazione che la sharing economy non sia un settore ma un modello di servizio che si applica in tutti gli ambiti», commenta Marta Mainieri, ideatrice e curatrice insieme a Ivana Pais di Sharitaly.

A riprova del buon stato di salute, depone il fatto che il 70% delle 118 piattaforme prese in esame sono iscritte al registro delle imprese e in generale riescono a coinvolgere tanto un target maschile (47,2%) quanto femminile (52,8%). Nel 60% dei casi, l’età degli utenti è compresa tra i 25 e i 44 anni. Tuttavia il tallone d’Achille di queste piattaforme è proprio il traffico: la metà non arriva a superare i 5 mila utenti e solo l’11% ne registra oltre 100 mila. «D’altra parte, le piattaforme di sharing italiane sono ancora molto giovani, la maggior parte ha poco più di due anni di vita», giustifica Mainieri.

IL CROWDFUNDING. La realtà del crowdfunding appare invece decisamente più vivace. Pur rappresentando solo 69 realtà sulle 187 registrate e non disponendo ancora di un grande bacino di utenti, il Crowdfunding è riuscito a incrementare del +85% il proprio giro di affari passando dai 30,6 milioni di euro del 2014 ai 56,8 milioni di euro all’inizio del 2015.

Il meccanismo di crowdfunding più gettonato è quello delle ricompense, utilizzato dal 45% delle 69 piattaforme attive. Seguono le donazioni e le piattaforme equità, entrambe utilizzate dal 19% delle piattaforme. Al terzo posto le forme ibride, che sommano ricompense e donazioni (13%), mentre appena il 4% si basa sul debito. «La crescita delle piattaforme di crowdfunding dipende da processi didifferenziazione potenzialmente virtuosi, non da semplice imitazione. Crescono i volumi raccolti anche se siamo ancora lontani dai Paesi leader. E nel contesto di questa crescita si conferma la natura sociale e civica del crowdfunding italiano», aggiunge Pais.