Arredo e design: tiene l'export, ma per il 2023 si prevede un rallentamento

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Se il 2021 è stato l’anno record per l’export italiano con 516 miliardi di euro di beni esportati, pari a un incremento del 18,2% tendenziale e del 7,5% rispetto ai livelli pre-pandemia (fonte Ice), il 2022 si è aperto con un ottimismo ancora maggiore, proprio in virtù dei numeri eccellenti del secondo semestre dello scorso anno. Un quadro macroeconomico che ha però subito lo shock dell’invasione dell’Ucraina, con tutto il suo drammatico portato anche in relazione al tema delle commodity. A questo si deve aggiungere anche il combinato degli interventi di politica monetaria e fiscale più aggressivi per contrastare l’inflazione. Un quadro che pone sul tavolo alcuni rischi e che comunque lascia prevedere per la fine del 2022 una crescita sempre a due cifre, ma low double digit , +10,3% secondo Sace (un aumento a doppia cifra spinto in larga parte dal fattore prezzo, più che dal volume, che esprimerà invece solo un +2,6%), e per il 2023 del +5%, quando si raggiungeranno quasi 600 miliardi di euro, che consentiranno all’Italia di mantenere pressoché invariata la sua quota di mercato a livello mondiale.

Rimane stabile, sostanzialmente, il ranking dei principali mercati di sbocco delle nostre esportazioni nel 2021. Secondo Ice, il 60% è concentrato in dieci Paesi. Il 52% va verso l’Unione europea e il 48% fuori dall’Unione europea. Fuori Ue, gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato di sbocco e i Paesi del Patto Rcep (Cina, i dieci Paesi Asean, Australia e Nuova Zelanda) rappresentano per ora solo l’8% dell’export italiano. È da notare, inoltre, la crescita del 3,9% dell’export verso il Regno Unito, meglio della media europea: un segno, direi, della buona tenuta del nostro Paese rispetto all’effetto della Brexit.

La crescita dell’export continua nel 2022

Secondo i più recenti dati Istat, l’export di beni del nostro Paese ha registrato nei primi sei mesi dell’anno 306 miliardi di euro, ossia un +22,4% tendenziale. Considerando l’andamento dell’export nel primo semestre di quest’anno, è verso la Turchia che le esportazioni italiane hanno registrato la maggior crescita (38,5% rispetto allo stesso periodo del 2021), seguita da Belgio (+32,7%), Stati Uniti (+31,3%), Spagna (29,1%), Austria (+24,8%), Romania e Paesi Bassi (+23%), Regno Unito (+20,8%) e Francia (+20%). Solo per la Russia (-17,6%), a seguito del conflitto in Ucraina, si registra una sostanziale flessione.
Il valore doganale delle esportazioni di beni e servizi dell’Italia, nel 2021, è stato di 581 miliardi di euro ed esse hanno rappresentato il 32% del Pil del Paese (nel 2020 era il 30,2%). Infine, la quota di mercato dell’Italia sulle esportazioni mondiali di beni nel 2021 (2,71%) è leggermente inferiore rispetto all’anno precedente (2,82%). La riduzione dell’avanzo commerciale (44,2 miliardi di euro) rispetto al 2020 riflette la crescita del disavanzo del comparto energia. Al netto di questa componente, infatti, il surplus sfiora i 90 miliardi, in aumento rispetto agli 86 dell’anno precedente.

Legno-arredo: export da oltre 18 miliardi

Nello specifico del design, le esportazioni della filiera rappresentano il 37% del fatturato totale e hanno un valore pari a oltre 18 miliardi di euro (+20,6% sul 2020 e +7,3% sul 2019) e confermano Francia, Germania e Stati Uniti i tre Paesi sul podio per il made in Italy, secondo i dati di FederlegnoArredo.
La Francia, con un valore pari a poco meno di 3 miliardi di euro, è il primo Paese di esportazione per la nostra filiera (16,3% dell’export totale) dove si è registrato un +13,3% sul 2019 e un +24,3% sul 2020. La Germania si conferma il secondo mercato (11,4% dell’export totale) con un valore esportato di oltre 2 miliardi di euro e una crescita complessiva del +13,8% rispetto al 2020 e dell’11,8% sul 2019. Gli Stati Uniti rappresentano già dal 2017 il terzo mercato di esportazione e il primo tra gli sbocchi extra-Ue, per un valore di 1,9 miliardi di euro e una quota che nel 2021 supera il 10%. Mediamente l’incremento dell’export è del +33,8% rispetto al 2020 e +26,2% rispetto al 2019, compensando le perdite del 2020 (-5,7%). Il Regno Unito si conferma il quarto mercato di riferimento con un valore pari a 1,3 miliardi di euro e una variazione del +22,9% sul 2020 ma ancora negativo rispetto al 2019 (-1,5%) e agli anni precedenti sia per la crisi pandemica sia per il clima di incertezza causato dall’uscita del Paese dall’Ue.
Nel primo semestre dell’anno in corso si registra una minore dinamicità delle esportazioni che, per la filiera, segna comunque un progresso del 18,4% nel periodo compreso tra gennaio e giugno 2022 e +16% nel secondo trimestre dell’anno, perdendo così 5 punti percentuali.