L’amministratore delegato di FCA Sergio Marchionne, intervenuto alla premiazione per la Rotman European Trading Competition (RETC) alla Luiss di Roma, non ha mancato durante il suo discorso di esprimere la propria opinione sul prossimo referendum costituzionale.

REFERENDUM E FERRARI. A questo proposito, Marchionne non ha esitato a dirsi favorevole al sì: il dirigente si schiera, dunque, a fianco del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, premiando in particolare la scelta del Governo di virare verso un contenimento dei costi di gestione del Paese, prendendo dunque una giusta piega verso la semplificazione e la stabilizzazione del sistema. Interrogato a proposito, Marchionne ha anche speso alcune parole sulla Ferrari, ammettendo gli errori commessi ma affermando che, nonostante tutto, «la secondo fila non è male». L’obiettivo è comunque raggiungere gli obiettivi prefissati, e dalla scuderia è massimo l’impegno per «accorciare le distanze».

PROFITTO SECONDO COSCIENZA. Al centro del discorso, però, è stato messo il mercato, criticato per la sua amoralità; per questo, Marchionne ha sottolineato come chi lavori nel libero mercato debba «fare i conti con la propria coscienza», e mirare ad una società equa, la cui creazione non può essere demandata al commercio; per lo stesso motivo, l’efficienza e il profitto non possono e non devono diventare gli unici elementi che regolano l’esistenza. A tal fine, necessario è l’intervento sulla governance, la cui inadeguatezza è stata dimostrata dal collasso dei mutui subprime e dalle reazioni delle banche di investimento; una situazione che ha messo in crisi il ruolo del capitalismo nella società.

MERCATO GLOBALE. Secondo Marchionne, dunque, le regole che fanno muovere il capitalismo non dovranno essere estese alla vita in genere: «se li lasciamo agire come meccanismo operativo della società, tratteranno anche la vita umana come una merce. E questo non può essere accettabile»; perseguire il mero profittoprivo di moralità significa condannare la prosperità dell’umanità a lungo termine. Il tutto senza, però, sottovalutare il valore del libero mercato, che nell’economia globale è l’unico a dare la garanzia di «combattere ad armi pari, per promuovere la globalizzazione che sia davvero al servizio dell’umanità». Dando in tutto ciò il corretto risalto a figure di leader davvero in grado di reggere questo ruolo, e capaci di fare da guida verso continue prospettive di cambiamento: «il vero valore di un leader non si misura in base a ciò che ha ottenuto nel corso della sua carriera, ma sull’eredità che si lascia alla spalle».