Luca Antonini

«Come ha evidenziato Tremonti in un recente discorso alla Guardia di Finanza, una delle ragioni dell’enorme evasione fiscale italiana deriva dal carattere solo centrale e non anche territoriale del rapporto fiscale. La Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate sono strutture centrali, necessarie ma non sufficienti in un Paese fatto da 8 milioni di partite Iva attive su di un territorio di 8.000 Comuni. Come avviene in tutta Europa un efficace contrasto all’evasione fiscale richiede che vengano coinvolte anche le amministrazioni locali. Dal livello centrale puoi fare fatica a sapere il reale tenore di vita di una persona o l’attività di un ristorante: a livello comunale hai sotto gli occhi i reali tenori di vita, puoi facilmente verificare se un immobile è affittato in nero o meno, ricevi le d.i.a. (dichiarazioni di inizio attività) che ti mettono al corrente delle attività edilizie e delle imprese che le svolgono, ecc. Oggi un Comune stenta a fornire dati utili a questo fine perché denunciandoli si crea dei nemici sul suo territorio. Occorre rafforzare una direzione già avviata da Tremonti, ovvero quella di cointeressare i Comuni e gli altri Enti territoriali nella lotta all’evasione consentendo loro di trattenere una parte dei maggiori gettiti che consentono di accertare. Ma questo è solo un lato del problema. Oggi siamo in un mondo globale, e sarebbe ridicolo contrastare solo l’evasione fiscale nazionale se, appena fuori dal confine nazionale, è possibile e comodo e sicuro, come ha detto Tremonti, “depositare il bottino come in una caverna di Ali Babà”. Allora lo scudo fiscale e il contrasto ai paradisi fiscali diventa l’altra grande coordinata davvero fondamentale per combattere la grandi cifre dell’evasione fiscale, perché a questo livello gli evasori sono grandi, non sono più le piccole partite Iva».